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Decreto carburante, Artigiani: “Bene accise, ma servono misure strutturali”

Il decreto carburanti approvato dal Governo introduce interventi utili ma ancora parziali rispetto alla gravità della situazione che stanno affrontando le imprese artigiane venete. “Il taglio delle accise di 20 centesimi è una misura tampone: meglio di niente, ma con una durata limitata a soli 20 giorni offre un orizzonte temporale troppo breve per le imprese”, commenta il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto

Il decreto carburanti approvato dal Governo introduce interventi utili ma ancora parziali rispetto alla gravità della situazione che stanno affrontando le imprese artigiane venete. “Il taglio delle accise di 20 centesimi è una misura tampone: meglio di niente, ma con una durata limitata a soli 20 giorni offre un orizzonte temporale troppo breve per le imprese – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto – in un contesto in cui il prezzo del petrolio resta attorno ai 100 dollari al barile, le aziende hanno bisogno di strumenti strutturali, non di interventi emergenziali”.

Confartigianato Imprese Veneto valuta positivamente l’introduzione del credito d’imposta per il settore dell’autotrasporto, considerato un comparto strategico per l’economia regionale. È un segnale importante – prosegue Boschetto – anche perché tiene conto, almeno in parte, delle richieste delle categorie del trasporto merci, che hanno evidenziato come il carburante pesi fino al 30-35% dei costi operativi e come gli aumenti recenti possano azzerare margini già inferiori al 3%. Tuttavia, si può fare di più.” Confartigianato Veneto sottolinea in particolare la necessità di rendere il credito d’imposta più accessibile e immediatamente operativo, evitando ritardi o complessità burocratiche che ne riducano l’efficacia.

Resta però un limite: “Il beneficio è riservato al solo autotrasporto. Un’estensione temporanea a tutte le imprese artigiane sarebbe stata una misura più equa e più rapida per sostenere l’intero sistema produttivo”.

Nel decreto è previsto anche uno speciale regime di controllo sui fenomeni distorsivi nel mercato dei carburanti, un elemento ritenuto fondamentale. “In una fase così delicata il rischio di speculazioni è concreto – evidenzia Boschetto – servono controlli stringenti e tempestivi che impediscano che accada quello che, purtroppo, abbiamo già visto anche con il conflitto in Ucraina”. “Per gli artigiani il problema è complessivo – sottolinea Boschetto – oltre ai costi del gasolio, aumentano quelli di lavorazione. Pensiamo ai forni energivori, al comparto edilizio o alle materie prime, come l’alluminio, che registrano rincari importanti”.

Sul fronte delle materie prime, inoltre, pesano le tensioni sulle filiere globali. Secondo le rilevazioni della Banca Mondiale, a febbraio 2026 l’indice delle quotazioni di metalli e minerali – che include alluminio, rame, minerali ferrosi, piombo, nichel, stagno e zinco – registra un aumento del 23,8% su base annua, con punte del +53% per lo stagno e del +38,8% per il rame. A incidere è anche la dipendenza dall’estero: il 13,7% dell’alluminio importato dall’Italia proviene da Paesi del Medio Oriente, un’area esposta a tensioni geopolitiche che potrebbero ridurre l’offerta e spingere ulteriormente i prezzi.

Secondo le analisi del CAEM evidenziano per l’energia elettrica un aumento della materia prima tra il +7% e il +9% rispetto a gennaio e fino al +24% rispetto a febbraio. Considerando l’intera bolletta significativo è l’impatto del gas, con rincari stimati tra il +12% e il +16% su gennaio e fino al +23% rispetto a febbraio.

Le imprese artigiane hanno bisogno di politiche energetiche e fiscali di medio-lungo periodo, in grado di garantire stabilità dei costi e sostenere la competitività del sistema produttivo – conclude Boschetto - senza interventi strutturali, il rischio è quello di comprimere ulteriormente margini già messi a dura prova”.

Lapidario il commento del Presidente della Federazione Trasporti di Confartigianato Imprese Veneto: “ accettiamo il provvedimento ma non ci sarà una liquidità immediata per aziende, il credito non sarà scaricabile se non al 31 dicembre 2026, con i tempi delle aziende non ci siamo, è una piccola toppa rispetto allo strappo legato agli aumenti che ci sono stati”.

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