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La Cisl chiede un Patto sociale per lo sviluppo, il lavoro e la coesione del Veneto

Occorre aggiornare la tradizionale predisposizione produttiva del Veneto “dentro il paradigma dell’economia della conoscenza”. È il messaggio lanciato da Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, in occasione del Consiglio generale del sindacato, riunitosi, a Mestre, alla presenza della segretaria generale di Cisl nazionale, Daniela Fumarola

“Il Veneto possiede storicamente una cultura produttiva fondata sul lavoro, sulla responsabilità, sulla cooperazione territoriale, sulla prossimità tra impresa e comunità. Occorre aggiornare questa tradizione dentro il paradigma dell’economia della conoscenza”.

È il messaggio lanciato da Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, in occasione del Consiglio generale del sindacato, riunitosi oggi, a Mestre, alla presenza della segretaria generale di Cisl nazionale, Daniela Fumarola.

Di fronte alle grandi sfide attuali, sia a livello geopolitico internazionale, sia quelle che più direttamente toccano il territorio, dalla glaciazione demografica, alla crescita a rilento dei salari, all’emergenza abitativa, Paglini insiste sulla necessità di “nuove politiche industriali, più che mai strategiche per difendere e rilanciare lo sviluppo in Veneto, nel nostro paese, come in tutta Europa”.

“Il rischio è che parte del Veneto rimanga manifattura di subfornitura, logistica, attrattiva ‘solo’ di lavoro povero qualificato medio-basso. La sfida non è soltanto produrre di più, ma produrre più conoscenza. In questo le città, le aree metropolitane, i sistemi urbani sono oggi il luogo nel quale si concentrano innovazione, disuguaglianze, conflitti ed opportunità. La competitività dei territori dipende sempre meno dal costo del lavoro e sempre più dalla densità delle relazioni tra imprese, conoscenza, istituzioni e capitale umano”, sottolinea il leader di Cisl Veneto, guardando ad esempi come Galway, in Irlanda, o la Via Emilia, citati anche da Giulio Buciuni, tra i maggiori studiosi del tema.

“In entrambi i casi si sono integrati: la città come centro della conoscenza, l’università, i centri di ricerca, le imprese globali, gli incubatori di startup, il capitale umano altamente qualificato. Non sono più soltanto distretti manifatturieri, ma ecosistemi dell’innovazione”.

Lo scenario per poter realizzare questa svolta è chiaro: “Non basta resistere, difendere, galleggiare, bisogna costruire soggetti capaci di facilitare dialogo, rappresentanza e progettualità. Per questo prosegue l’impegno della Cisl per realizzare il Crel – Consiglio regionale dell’economia e del lavoro. Per questo diventano centrali le politiche partecipative, e li dentro le politiche abitative, la mobilità pubblica urbana ed extra-urbana, la sicurezza sociale, il welfare territoriale, gli spazi di comunità”.

E in tal senso, la recente legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori all’impresa, promossa proprio dalla Cisl, è una conquista storica. Ora, ribadisce il segretario generale regionale Paglini, bisogna diffondere la “cultura della partecipazione”: “Il Veneto dispone già di esperienze straordinarie che hanno dato impulso al diffondersi della cultura partecipativa, penso alla bilateralità, a Ebav, a Solidarietà Veneto, alle buone pratiche sviluppate in numerosi territori e imprese. Ora è il tempo di agire per contaminare la cultura dominante, per avviare pratiche di partecipazione vera a tutti i livelli: territoriali, aziendali, istituzionali”.

I lavori del Consiglio generale sono stati conclusi da Daniela Fumarola, segretaria generale nazionale di Cisl: “Resta centrale la proposta di un Patto sociale per lo sviluppo, il lavoro e la coesione del Veneto – afferma la leader cislina - Un Patto che coinvolga istituzioni, imprese, sindacato, università, Terzo settore, enti locali, una sede stabile in cui progettare il futuro della regione, non inseguire le emergenze. Dentro questo percorso, la partecipazione dei lavoratori deve diventare una leva vera di modernizzazione, non un principio astratto, ma un metodo per governare innovazione, organizzazione del lavoro, produttività, sicurezza, distribuzione del valore. La nostra legge sulla partecipazione ci consegna uno strumento importante, che ora va portato nei luoghi di lavoro, nelle imprese, nei territori, nelle filiere”.

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