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In Libano è emergenza umanitaria in tutto il Paese

Parla Caritas libanese. Gli sfollati sono già novecentomila
19/03/2026

Il Libano sta affrontando una nuova grave emergenza umanitaria dopo lo scoppio della guerra tra Hezbollah e Israele, iniziata il 3 marzo in seguito all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’intensificarsi dei combattimenti ha provocato una vasta ondata di sfollamenti interni che coinvolge ormai centinaia di migliaia di persone. Le ultime stime parlano di circa 900 mila persone.

“Il Paese sta vivendo una situazione estremamente difficile - spiega Mazen Moussawer, responsabile della comunicazione di Caritas Libano -. Secondo le stime delle autorità libanesi, gli sfollati interni hanno raggiunto circa 900 mila persone. Molte famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case in pochissimo tempo, portando con sé solo pochi effetti personali”. Le violenze hanno colpito diverse regioni del Paese, in particolare il sud del Libano, la valle della Bekaa e alcune aree della periferia meridionale di Beirut. In tutto il territorio scuole, sale parrocchiali, centri comunitari e edifici pubblici sono stati trasformati in rifugi temporanei per accogliere chi fugge dai bombardamenti, mentre migliaia di persone hanno trovato ospitalità da parenti o famiglie disposte ad accoglierle.

“Per molte famiglie lo sfollamento è stato improvviso e traumatico - racconta Moussawer -. I genitori cercano di rassicurare i figli, ma l’incertezza sul futuro e sulla possibilità di tornare a casa pesa su tutti”.

Fin dalle prime ore della crisi, Caritas Libano ha attivato la propria rete di centri regionali, operatori sul campo e volontari, presenti in tutto il Paese per rispondere all’emergenza. Tra le priorità immediate, c’è stata l’assistenza alle famiglie arrivate nei rifugi collettivi, spesso dopo lunghi e difficili spostamenti dalle zone colpite. I team dell’organismo cattolico stanno lavorando per migliorare le condizioni di vita all’interno dei centri di accoglienza, distribuendo materassi, coperte, cuscini e altri beni essenziali per garantire agli sfollati un minimo di comfort e protezione. In diversi luoghi gli operatori hanno anche contribuito alla preparazione e alla riqualificazione degli spazi destinati ad accogliere le famiglie, adattando aule scolastiche, sale parrocchiali e altri edifici pubblici.

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