lunedì, 14 settembre 2026
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Ucraina, pace sempre più lontana

Pronti 500 milioni. Il Parlamento Ue approva il piano per destinare fondi del Pnrr per acquistare armi per l’Ucraina. L’Europa corre verso un’economia di guerra. Situazione sempre più complessa dopo la distruzione della diga di Nova Kakhovka

La guerra arriva in Russia, con nuovi attacchi nella regione meridionale di Belgorod, al confine con l’Ucraina, mentre sul fronte ucraino vi è un riposizionamento delle forze e dei mezzi in campo dopo la recente caduta di Bakhmut, con centinaia di morti, migliaia di sfollati e macerie dappertutto. La perdita della città del Donbass meridionale è stata un duro colpo per l’immagine di Kiev e per la tenuta del morale di tutti quegli ucraini che si trovano in territori controllati dai russi, che finora avevano cercato di non rinnegare la cittadinanza della madrepatria.
La risposta, nella non lontana regione ucraina bagnata dal fiume Dnepr, è stata catastrofica. Distrutta la diga di Nova Kakhovka, con scambio di accuse tra Kiev e Mosca. Allagati almeno 100 chilometri quadrati di terreno, decine di migliaia i profughi da sfollare, si temono molte vittime. Campi coltivati o pronti per la semina, paesi e infrastrutture distrutti irrimediabilmente.
Il fronte comune appare, oggi, quello guidato dai droni, con continue incursioni, specie nelle ore notturne, nelle principali città, compresa la capitale Kiev ma anche nelle vie di comunicazione, che rendono sempre più duro il tempo della guerra.

Tatticismi e perdite
La più volte annunciata controffensiva ucraina non c’è, ma è stata annunciata da settimane: lo scopo è logorare le truppe russe, ma evidenzia anche la carenza di uomini e mezzi al fronte. Lo stallo serve anche a silenziare un crescente dissenso interno, per l’elevato numero di morti, oltre che di danni, che la guerra sta provocando in periferia, ovvero lontano dai quartieri borghesi di Kiev, Leopoli e delle altre città dove vivono le élite del Paese.

Il biondeggiare del grano
Sui campi, un po’ distanti dalle battaglie di primavera, dopo lo scioglimento della neve a fine aprile si è proceduto a seminare il frumento che si raccoglierà durante l’estate. Lì, la sicurezza rimane molto precaria, per le bombe inesplose, ma anche per la possibilità di diventare bersagli. Intanto, a metà maggio le parti si sono accordate, per altri due mesi, a proseguire il commercio del grano che hanno nei depositi, da svuotare prima che marcisca, e del nuovo raccolto.
Sul fronte diplomatico la situazione appare di stallo, nonostante da varie parti ci si stia muovendo per trovare una via di uscita. Lunedì la visita a Bucha e martedì l’incontro a Kiev del cardinale Matteo Zuppi con il presidente Zelensky per ascoltare ed avviare un percorso di pace (vedi box in alto).
E’ evidente, però, che sul fronte militare la questione della fornitura di armi e mezzi a Mosca e Kiev sia divenuta cruciale, per orientare gli esiti sul campo della guerra. Mancano armi e munizioni a entrambe le parti e le tattiche militari prevedono sempre più l’uso di droni meno costosi, ma più efficaci di carri armati, navi e aerei per fronteggiarsi. Ecco, allora, i viaggi alla ricerca di forniture di nuove armi da parte di Zelensky e di stringere accordi militari con Pechino e Teheran da parte di Putin, piuttosto che alla ricerca di un “cessate il fuoco”.

Come si sta muovendo l’Europa?
Il 31 maggio il Parlamento europeo, con 446 voti a favore, 67 contrari e 112 astenuti, ha dato via libera alla legge a sostegno della produzione di munizioni Ue (in sigla inglese Asap, che è anche l’acronimo per “as soon as possibile”, il più presto possibile) per rafforzare la capacità produttiva europea ideata per sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina. Grazie all’introduzione di misure specifiche, tra cui un finanziamento di 500 milioni di euro, si mira a potenziare la capacità produttiva dell’Ue per far fronte all’attuale carenza di munizioni. Questo stanziamento fa parte del cosiddetto terzo “pilastro” della decisione del 20 marzo scorso degli Stati membri di fornire almeno un milione di munizioni all’Ucraina l’anno, oltre a missili e altri armamenti. L’Europa corre verso un’economia di guerra, altro che tavolo per la ricostruzione del Paese!

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