Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
La Sagrada Familia protagonista della rassegna “L’architettura per tutti”
Dopo il grande riscontro di pubblico e l’interesse registrato nella scorsa edizione, nel mese di settembre riprende “L’architettura per tutti”, la rassegna di divulgazione, organizzata dalla Fondazione Benetton studi ricerche, curata da J.K. Mauro Pierconti, storico dell’architettura e curatore dello spazio espositivo di Ca’ Scarpa.
Dedicata ogni anno a una specifica categoria di edifici, la rassegna affronterà questa volta la “Topografia del sacro”, attraversando “Luoghi e santuari del mondo”, raccontandone la storia, il significato e il rapporto con i territori in cui sorgono.
Protagonista del primo appuntamento, in programma giovedì 10 settembre alle ore 18, nella Chiesa di San Teonisto a Treviso, sarà la Sagrada Familia (Barcellona, Spagna), la colossale opera dell’architetto catalano Antoni Gaudí che ha richiesto quasi 150 anni per essere completata.
Il 10 giugno 2026, in occasione del centenario della morte di Gaudí, si è infatti idealmente “conclusa” (pur rimanendo alcune parti da completare) la fabbrica della Sagrada Familia, l’opera alla quale Gaudí si era completamente dedicato a partire dal 1914, rinunciando così ad altri cantieri e lavori.
Nata come tempio espiatorio dedicato alla Sacra Famiglia, la nuova chiesa è stata portata avanti con donazioni private e offerte da parte dei fedeli. La prima pietra venne posta il 19 marzo del 1882, mentre il posizionamento della grande croce sulla sommità della torre centrale risale a pochi mesi fa. Come per le antiche cattedrali medievali, dunque, un tempo lunghissimo. E Gaudí, consapevole che la costruzione avrebbe richiesto molto tempo, motteggiava: «I lavori della Sagrada Familia procedono lentamente perché il suo Padrone [Dio] non ha fretta».
A promuovere la fabbrica della chiesa era stata una congregazione che venerava una particolare rappresentazione della Sacra Famiglia esposta nel monastero benedettino della grande montagna del Montserrat, alle spalle di Barcellona. Fu questa quindi la suggestione che arrivò a Gaudí: il tempio come montagna, quale riferimento alla sacra montagna del Montserrat, la “montagna miracolo” cantata da poeti catalani come Joan Maragall, che così scriveva: “E l’immagine regna nei cuori, e la sua montagna regna sulle terre e nelle visioni dei mari lontani, e alla fine montagne e terra, immagine e anima popolare si uniscono a formare un tutto sublime, una cosa unica, uno spirito grande”.
È la geografia popolare religiosa che si traduce nell’immagine della montagna-tempio, sulle cui grandezze prenderà forma la nuova chiesa.



