Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
11 settembre 2001: “Abbiamo perso la bussola. La guerra non porta sicurezza”
C’è un prima e un dopo. L’11 settembre 2001 è una data spartiacque per la storia contemporanea. Gli attacchi terroristici contro le Torri Gemelle e il Pentagono hanno innescato cambiamenti significativi a livello globale, influenzando la geopolitica, la sicurezza internazionale, e la percezione del terrorismo. Sono passati 25 anni e ancora oggi gli effetti di quella giornata sono non solo oggetto di studio ma fattori che continuano a rimodellare il mondo in cui viviamo. Abbiamo chiesto a Pasquale Ferrara di fare con noi il punto su come l’11 settembre 2001 ha impattato sulla guerra contro il terrorismo, sui confitti globali, sulle misure di sicurezza globale, sulla politica internazionale. Ferrara è un diplomatico di carriera. E’ stato inviato speciale del ministero degli Esteri in Libia e ambasciatore in Algeria, ha svolto incarichi a Santiago del Cile, Atene, Bruxelles, Washington; a Roma è stato Portavoce e Capo dell’unità di analisi della Farnesina. È professore a contratto di Diplomazia alla Luiss di Roma e di Relazioni Internazionali e Integrazione all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano.
Professore, l’11 settembre, segna quest’anno il 25° Anniversario dell’attacco delle Torre Gemelle. Come è cambiato il mondo da allora?
Direi che potremmo capovolgere la domanda, ma chiederci perché dopo quella tragedia il mondo non è affatto migliorato. La reazione americana ci condusse verso una nuova stagione di guerre insensate. Nel 2001 l’egemonia americana era viva e vegeta, oggi nel mondo è assai più discussa, contestata, avversata. Anche perché gli Stati Uniti sembrano aver abbandonato il ruolo di garanti dell’ordine liberale, che non era affatto perfetto o giusto, ma almeno c’erano regole e tutto era più prevedibile.
Oggi siamo entrati in un territorio inesplorato: non abbiamo la mappa. Ma, quello che è più grave, non abbiamo nemmeno la bussola
Si possono delineare delle “direttrici” che furono prese allora e di cui oggi ancora ne risentiamo?
Si può dire che iniziò allora la picconatura del diritto internazionale e la marginalizzazione del metodo diplomatico. La regressione è la destrutturazione della società internazionale ha accelerato. Ci propinano uno slogan orwelliano: pace attraverso la forza, come è scritto nella nuova dottrina per la sicurezza internazionale degli Stati Uniti. Una contraddizione in termini.
Il mondo precipitò nel terrore per l’estremismo di matrice islamista. Come ha “impattato” questa paura nelle relazioni tra gli Stati?
Un quarto di secolo fa la reazione degli Stati Uniti fu quella di avviare una presunta guerra globale al terrorismo, che in realtà prendeva impropriamente come riferimento la guerra di civiltà di cui aveva scritto Samuel Huntington. Si diede avvio ad una stagione di cosiddetta esportazione della democrazia per mano militare, con effetti drammatici in Afganistan ed in Iraq. Oggi abbiamo una situazione in cui la guerra non ha più bisogno di mascherarsi con motivazioni ideologiche o moralistiche, ma si presenta senza alcuna remora nuovamente come conquista territoriale, addirittura come strumento privilegiato delle relazioni internazionali, come attività predatoria.
C’è “un insegnamento” che questi 25 anni di storia lasciano oggi al genere umano?
La lezione principale è che l’interdipendenza complessa non è più teoria, ma è più vera che mai. Il dominio mondiale è pura illusione e stoltezza politica. Oggi nemmeno le superpotenze non possono più spadroneggiare indisturbate, come dimostra il caso ucraino e quello dell’Iran. Lo si voglia o no, il mondo è strettamente interconnesso. Basti pensare agli effetti globali della chiusura dello Stretto di Hormuz.
La storia però insegna anche che il male non ha mai l’ultima paura e che anche dalle tragedie più oscure, si possono generare spiragli di luce. Cosa ha innescato di “positivo” l’attacco dell’11 settembre e che oggi, alla luce della situazione che stiamo vivendo, può indicare una strada da seguire per il futuro?
Anzitutto quello che è accaduto da allora è il netto arretramento dell’attrattiva per la violenza e il terrorismo nel mondo arabo-islamico, dove in realtà le società li hanno sofferti direttamente, molto più che in Occidente. In secondo luogo, nonostante l’accanimento di leader prepotenti, abbiamo constatato la totale inutilità e la dannosità delle cosiddette soluzioni militari.
In terzo luogo, ci siamo resi conto, almeno a livello di società e di popoli, che se non c’è pace senza sicurezza, è ancora più vero che non c’è sicurezza senza pace.



