Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
XXIV Domenica del Tempo ordinario. Il perdono nella logica di Dio
Il Vangelo di questa XXIV domenica ci presenta una parabola, un testo molto conosciuto, che si trova al capitolo 18 del Vangelo di Matteo.
Il capitolo 18 comprende il discorso di Gesù ai suoi discepoli sulla vita della Chiesa, ma anche nella Chiesa. Gesù ha a cuore di offrire ai discepoli alcuni atteggiamenti da vivere sia personalmente sia comunitariamente. Gesù, in altre parole, sta tracciando lo stile della comunità dei discepoli, uno stile che è molto legato alla sua vita. E così dopo aver invitato alla correzione fraterna (il Vangelo di domenica scorsa) ascoltiamo, in questa domenica, una parabola che ci parla del perdono. Essa nasce dalla domanda di Pietro: “Ma quante volte devo perdonare al mio fratello che mi fa un torto? Fino a sette volte?”. Pietro vuole sapere, in maniera molto precisa, quante volte dovrà perdonare se qualcuno gli farà del male o un torto o un’ingiustizia.
La questione che Pietro pone è una questione di “quante volte”; il perdono è legato alle volte, è per Pietro una questione numerica e quindi è legato ad un aspetto puntuale: siamo di fronte ad un’azione e ad una reazione, che non è quella della vendetta, ma del perdono. Gesù, senza tante parole, risponde a Pietro e lo porta su un altro piano. Con la sua risposta “fino a settanta volte sette”, Gesù dice che il perdono non è questione di quante volte; per lui, occorre ripetere l’azione di perdonare un’infinità di volte, perché è scegliere un modo di vivere, un modo di stare in relazione con le persone nella comunità. Con il racconto della parabola che segue, Gesù apre a Pietro un altro orizzonte, un orizzonte nuovo, non più legato ad una azione e ad una reazione o a quante volte bisogna perdonare, quanto piuttosto ad uno stile di vita da scegliere. Perdonare non è perdonare un fatto piuttosto che un altro, un’azione piuttosto che un’altra, ma è decidere di entrare in una dimensione di misericordia, di amore ricevuto e donato; ricevuto da un padrone che ama e che desidera che tale amore si diffonda tra i suoi servi. È su questo che si gioca la parabola. Il padrone nella parabola ci parla di Dio, del suo agire, della sua infinita misericordia, del suo grande amore verso il servo, ma anche della sua volontà esigente. È un padrone che vuole che il bene si diffonda intorno a sé, attraverso altre azioni di bene; il perdono così diventa un “dono-per”, per altri, per la vita di altre persone! Perché il servo non riesce a perdonare il compagno che gli deve niente in confronto a quello che lui doveva al padrone? Perché è fermo su di sé, non riesce a vedere quello che ha ricevuto; il dono è per sé stesso, è suo, non è un dono-per altri! Chiediamo anche noi al Signore, in questa domenica, di allargare le nostre misure, chiediamogli di aiutarci a entrare nella logica di accogliere il dono infinito, che è la logica dell’agire di Dio, per poter anche noi diffondere il perdono, il bene, attorno a noi!
A conclusione di questa riflessione, riporto alcune righe della vedova del commissario Luigi Calabresi, Gemma Capra. Nel suo libro “La crepa e la luce”, Gemma racconta il suo cammino di perdono verso gli uccisori del marito. Anche per lei perdonare è camminare nella complessità della vita con una forza in più, quella della gioia: “Da quando ho cominciato a camminare sulla strada del perdono, mi sembra di percorrere un altro cammino, quello della vita, con un passo diverso. Quella decisione del cuore ha fatto di me una donna libera che, senza più zavorre, può volare alto. C’è un modo di sentire, e di pensare, che interpreta il perdono come una forma di debolezza, ma io sono invece convinta che il perdono sia figlio di una forza gioiosa. E quando la eserciti rimane con te per sempre. Il perdono è il miracolo che facciamo con le nostre mani, un ricucire che non ci rende immuni dal dolore e dalla rabbia e non toglie significato e senso alla giustizia, ma ci fa sentire parte di un tutto e per questo meno infelici e meno soli”.
sorella Giuliana Stocco
Discepole del Vangelo - Viviers



