Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
“Un grande dono e riconoscimento per la piccola Chiesa di Algeri”. La prima visita di un Papa in questo Paese. Anche la comunità delle Discepole del Vangelo, che dal 2021 è presente ad Algeri, la terra dove visse san Charles de Foucauld, al cui carisma la congregazione, che ha la propria casa madre a Castelfranco Veneto, si ispira, ha partecipato, lunedì, all’incontro con papa Leone XIV nella basilica Nostra Signora d’Africa, culmine della prima delle due giornate dedicate da papa Prevost, agostiniano, alla terra natale di sant’Agostino d’Ippona.
Ne abbiamo parlato con sorella Cristina Zaros, trevigiana originaria di Santa Maria sul Sile, e sorella Silvia Massarotto, originaria di Silea (Tv), che con sorella Pascale Barbut della Diocesi di Viviers (Francia) compongono la fraternità delle Discepole del Vangelo ad Algeri. “Davvero - ci raccontano -, vedere il Papa così da vicino, in mezzo a noi, in questa basilica così raccolta, ha reso questo incontro semplice, di famiglia. Il Papa ha posto dei segni molto semplici, ma simbolici: l’omaggio floreale e la preghiera silenziosa a Notre Dame d’Afrique (chiamata dagli algerini Lalla Meriem); l’ascolto attento di quattro testimonianze; il saluto a persone che rappresentavano le diverse comunità presenti in Algeria; infine il ricordo alle persone morte in mare”.
Le parole del Papa “hanno risuonato in ciascuno di noi come un incoraggiamento a proseguire la particolare missione che ci è affidata: papa Leone ci ha detto che siamo tutti «accomunati dalla stessa aspirazione alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace». Che abbiamo la missione di essere «figli desiderosi di camminare insieme, di vivere, pregare, lavorare e sognare, in una fede che non isola ma apre, unisce ma non confonde, avvicina senza uniformare, e fa crescere una vera fraternità», e che siamo chiamati a essere un segno di unità che diffonde fratellanza e ispira desideri di comunione e riconciliazione nella semplicità e nell’umiltà. Appelli alla pace, alla fraternità, alla convivenza tra diversi che erano risuonati, subito prima, in altri momenti molto forti della visita, al monumento dei Martiri e alla Grande moschea della capitale.
“Il Papa è stato atteso con gioia e con curiosità da parte della Chiesa, ma anche dalla gente comune - prosegue il racconto delle Discepole del Vangelo -. La Chiesa cattolica da tempo si è mobilitata sia con la preghiera sia nell’organizzazione pratica - siamo una piccolissima realtà, fatta di quattro diocesi su una superficie di 7 volte l’Italia, con solo 29 parrocchie, e qualche migliaio di fedeli -, eppure ciascuno ha fatto la sua parte, anche grazie all’aiuto di molti amici musulmani, che si sono resi disponibili per i diversi servizi. La stampa e i giornali hanno molto parlato dell’evento, riconoscendo che questa visita è un omaggio all’Algeria e un riconoscimento del suo valore e della sua ospitalità. Anche le autorità pubbliche hanno messo a disposizione mezzi, uomini e risorse per permettere il buon funzionamento di queste giornate”. Il discorso, poi, si allarga alla realtà di questa Chiesa, è piccola, ma ricca di storia, come fanno notare le sorelle: “Sant’Agostino era berbero, originario e vescovo di questa terra. Questa visita richiama la memoria delle radici antiche di questa Chiesa. La comunità cristiana, oggi, è numericamente ridotta, come una piccola parrocchia del Veneto. Il Papa è venuto a visitare le «pecore più lontane», di periferia, ma insieme, anche tutto il popolo algerino a cui la nostra piccola chiesa si rivolge e verso il quale opera.
Proseguono sorella Cristina e Silvia: “Ci può essere, a volte, l’idea dell’Algeria come Paese difficile e un po’ «chiuso», ma questa non è la realtà che viviamo, questo popolo è generoso, accogliente e aperto agli altri, desideroso di conoscere persone portatrici di altre culture. Ed è quello che si è visto anche nella giornata di lunedì.
Le Discepole spiegano che il luogo scelto per l’incontro con la comunità cristiana è molto peculiare, poiché la basilica di Nostra Signora d’Africa è un luogo molto caro anche ai musulmani”. Infatti, dietro l’altare principale è presente una nota iscrizione che recita: “Notre Dame d’Afrique priez pour nous et pour les musulmans” (Nostra Signora d’Africa, pregate per noi e per i musulmani). La scelta ecclesiale, in cui si inserisce la comunità delle Discepole, è chiara: “Si tratta di essere vicini al popolo, a tutto il popolo algerino. Anche le testimonianze che sono state pronunciate davanti al Papa, vanno in questa direzione”. In questo spirito, “anche noi, Discepole del Vangelo, siamo andate all’incontro con il Papa, qui in Algeria, sentendoci pienamente parte di questa Chiesa, nella quale ci conosciamo tutti, nonostante proveniamo da tutti i contenenti e da oltre 30 nazionalità diverse”.
Le Discepole del Vangelo, ad Algeri, seguendo la spiritualità di Charles de Foucauld, sono pienamente inserite nella Chiesa locale, collaborano in diversi servizi in ambito culturale e caritativo, rivolti alla popolazione locale e in stretta collaborazione con amici musulmani. Questi servizi sono luoghi di incontro e di fraternità, di accompagnamento delle nuove generazioni, di cura e di valorizzazione delle differenze. In particolare, la Diocesi ha loro affidato la Biblioteca Ben Cheneb, una piccola biblioteca per ragazzi e adolescenti nel cuore della Casbah di Algeri.