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Casa San Cassiano: a Quinto vent’anni accanto alle famiglie e alle loro fragilità
“Per qualcuno era una follia”. Don Artemio Favaro ripensando agli inizi di Casa San Cassiano, sorride. Era il 2006, e l’idea che una comunità cristiana potesse strutturarsi per accompagnare le fragilità familiari appariva a molti una scommessa difficile da comprendere. D’altronde, le ferite delle famiglie raramente fanno rumore: si consumano, piuttosto, nel silenzio delle case, dentro relazioni che si incrinano. Vent’anni fa, la comunità cristiana di Quinto di Treviso, andando controcorrente, decise, però, di non voltarsi dall’altra parte. Da quella scelta nacque infatti l’associazione Casa San Cassiano odv, realtà che oggi rappresenta uno dei principali punti di riferimento del territorio per l’ascolto e l’accompagnamento delle fragilità familiari, e che lo scorso 6 giugno ha celebrato il proprio ventesimo anniversario alla presenza del vescovo, Michele Tomasi.
All’origine di questa esperienza vi fu la disponibilità della struttura, che in precedenza avevo ospitato la Casa delle suore Dorotee, a lato della chiesa di San Cassiano. “Era un’idea che all’inizio non tutti comprendevano, sia in ambito civile sia ecclesiale. Eppure, nel gruppo fondatore, c’era una profonda convinzione: non lasciare sole le famiglie nelle loro difficoltà. Da lì è iniziato un cammino che, grazie a tanti volontari e al lavoro di rete con il territorio, continua ancora oggi”, racconta don Artemio, che all’epoca guidava la comunità di Quinto.
Da allora, Casa San Cassiano ha costruito un modello fondato sull’accoglienza, sul lavoro di rete e sulle professionalità.
I numeri raccontano bene la portata di questo impegno. Come ricordato dal presidente dell’associazione, Fabio Favaro, dal 2006 a oggi la struttura ha accolto 1.739 persone, con 5.641 incontri svolti dai volontari e 13.982 colloqui realizzati dai professionisti dell’area psicologica. Un’attività resa possibile grazie all’impegno di oltre trenta volontari e di una ventina di professionisti, ma anche grazie al sostegno di altre realtà del volontariato, benefattori e realtà del territorio, tra cui CentroMarca Banca. Nel tempo sono nate numerose iniziative: dai percorsi dedicati alle persone separate ai gruppi terapeutici, dai laboratori espressivi di lettura, pittura e teatro fino agli spazi protetti per gli incontri tra genitori e figli disposti dall’autorità giudiziaria. Dal 2019, inoltre, grazie alla collaborazione con la Caritas di Quinto, è stato istituito un fondo a sostegno di percorsi psicologici per persone e famiglie in difficoltà economica.
L’esperienza maturata a Quinto ha inoltre generato nuove realtà in Diocesi, come l’associazione Casa mia Santa Bertilla di Mirano. Negli anni le problematiche sono cambiate profondamente. Alle crisi di coppia e alle separazioni si sono aggiunte nuove fragilità legate all’educazione, all’identità personale, alle relazioni tra genitori e figli e alle trasformazioni culturali che interessano la società. Oggi, accanto alle attività tradizionali, l’associazione è chiamata a confrontarsi con nuove sfide legate soprattutto al disagio giovanile e alle emergenze educative. In questa direzione vanno anche i progetti più recenti, avviati con l’Engim Turazza e con altre scuole del territorio, oltre che i percorsi sulla genitorialità. Ad arricchire la festa del ventesimo anniversario è stata la presenza del vescovo Michele Tomasi.
“In Casa San Cassiano si compie un grande esercizio di verità sulla persona umana, sulle ferite che ciascuno porta con sé. Per questo non siete dei folli, degli illusi o degli idealisti. Quando aiutiamo a far emergere ciò che c’è di più profondo nel cuore delle persone siamo dei realisti, perché riconosciamo una dignità che esiste già e che attende soltanto di essere riconosciuta e valorizzata”, ha detto il Vescovo, davanti alle tante persone riunite per il ventesimo anniversario. E ha proseguito: “Io sono convinto che questa realtà sia voluta da quell’amore infinito che è Dio. Lo sperimentiamo ogni volta che una relazione riprende vita, ogni volta che, nonostante le fatiche e i sentieri interrotti, qualcuno trova la forza di continuare a camminare. Il mio auspicio è che le nostre comunità e le nostre parrocchie siano sempre più luoghi nei quali, fin da piccoli, si possa fare esperienza di questo amore e di questa dignità infinita. Solo così, possiamo aiutarci ad avere fiducia in noi stessi e negli altri, con quella stessa fiducia che Dio nutre per ciascuno di noi”. Il pomeriggio di festa, dopo gli interventi del presidente Favaro, del parroco, don Stefano Bressan, di don Artemio e del Vescovo, oltre che dei sindaci presenti, ha lasciato spazio alla musica e al teatro.



