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La sostenibilità è legge per la moda
La “moda” della sostenibilità ha sempre più la forma di una legge, persino nel campo della... moda, appunto. La sensibilità su questo tema, da parte del consumatore, sembra in aumento, ma non abbastanza, almeno stando ai numeri: secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, solo nell’Unione il settore tessile si posiziona al terzo posto per consumo di acqua e suolo, e al quinto per l’utilizzo di materie prime ed emissioni di gas serra. Per questo il 9 settembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva nuove misure per prevenire e ridurre i rifiuti tessili (e alimentari) in tutta l’Ue, indicando nella normativa quadro il concetto di Epr - Extended product responsibility (Rep - responsabilità estesa del produttore). Il senso è molto chiaro: l’impronta ambientale della moda (abbigliamento, calzature, accessori) è (anche) di chi produce e, d’ora in poi, almeno in teoria, chi inquina paga.
Il passo, in Italia
Sull’aspetto del fine vita dei tessili, l’Italia è avanti di circa tre anni rispetto all’Europa. La nostra normativa nazionale, infatti, prevede il raccoglimento degli scarti tessili già dal primo gennaio 2022. I dati Ispra 2024 ci dicono che si sono raccolte 180 mila tonnellate, ovvero 3,1 kg di vestiti usati pro capite annui. Questo grazie a un sistema di raccolta ormai capillare, visto che il 94% della popolazione risiede in Comuni che offrono un servizio di raccolta dedicato (solitamente le campane gialle), anche se c’è ancora poca consapevolezza su cosa sia un rifiuto tessile, poiché al 90% si raccolgono solo indumenti e non, come indicato dalla normativa, anche scarpe, borse, lenzuola, asciugamani e cinture.
Responsabilità estesa del produttore
La grande novità, anche per noi, è la cosiddetta Rep (o Epr), che una volta entrata ufficialmente in vigore (entro il 2026) renderà la sostenibilità un obbligo per tutto il settore tessile, e non più una scelta individuale. Nel nostro Paese si è discusso un testo di legge ad hoc proprio un anno fa, per disciplinare i modi in cui chi produce e immette sul mercato italiano questi prodotti tessili non sarà più responsabile solo della fase di produzione, ma dovrà farsi carico della gestione e dello smaltimento dei rifiuti generati una volta giunti a fine vita, finanziando raccolta, riuso, riciclo e smaltimento attraverso i sistemi consortili. Secondo il consorzio Ecotessili, non siamo ancora pronti per questa svolta, visto che dal test di autovalutazione sottoposto ai produttori, il 41% delle aziende tessili non sa se la Epr le riguardi, nonostante, tra queste, il 70% sia effettivamente coinvolto. Un “difetto” che riguarda soprattutto le Pmi, generalmente più “indietro” sulla materia per mancanza di risorse.
E il consumatore?
Ciascuno di noi mantiene comunque intatta la propria responsabilità di consumatore. Soprattutto considerando che, secondo i dati della già citata agenzia europea, nel 2022 il consumo medio di prodotti tessili per ogni cittadino europeo ha richiesto l’incredibile cifra pro capite di 12 m³ di acqua, 323 m² di terreno e 523 kg di materie prime con 355 kg di Co2 emessa (dati in sensibile aumento rispetto al 2020). Ancora più allarmante è il dato sui rifiuti: ogni anno, nell’Ue, vengono scartati 5 milioni di tonnellate di tessuti e abbigliamento - circa 12 kg a persona - e solo l’1% di questi viene riciclato in nuovi prodotti. Comprare second hand è certamente un atto di consapevolezza ambientale, anche se non deve incoraggiare il consumatore ad acquistare di più (come effettivamente rischia di fare); nel frattempo, nel 2025, in base all’analisi dell’Osservatorio Second hand economy di Ipsos Doxa per Subito, il mercato second hand è aumentato a 27,2 miliardi di euro. La scelta migliore resta- però- acquistare meno capi e di maggiore qualità, mentre i vecchi possono essere riciclati anche attraverso filiere controllate. Nel negozio di Altromercato in zona viale della Repubblica, a Treviso, per esempio, è possibile consegnare capi in lana e cashmere (almeno al 95%) per il brand toscano Rifò, B-corp nata nel 2017 che rigenera tessuti naturali per produrre nuovi capi.
Ulteriori approfondimenti su La vita del popolo del 14 giugno 2026, con l’intervista alla Fondazione Sportsystem di Montebelluna e le aziende Aku e Scarpa



