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A San Donà la quarta tappa dell’Alzheimer Fest 2026
Le malattie neurodegenerative si affrontano meglio all’interno delle comunità. Questo il messaggio che è partito sabato 12 settembre da piazza Indipendenza in occasione della quarta tappa, l’unica all’interno della nostra diocesi per quest’anno, dell’Alzheimer fest 2026, giunto alla sua decima edizione.
Ad accogliere il camper di Michele Farina, giornalista del Corriere della Sera che da 10 anni gira in lungo e largo lo Stivale con il suo camper per conoscere questa Italia piccola e nascosta, un bellissimo colpo d’occhio: gli stand di oltre 20 associazioni sandonatesi impegnate nel sociale, a testimonianza dell’attenzione in città al tema delle malattie neurodegenerative. A coordinarle, l’associazione Condivivendo Anteas, nata qualche anno fa per volontà di Giovanna Buso.
La giornata è stata ricca di appuntamenti: conferenze di taglio scientifico con cultura, arte, musica e speranza, protraendosi per tutto il giorno anche negli spazi della vicina sala “David Sassoli” al centro culturale, nel giardino Agorà e nella corte del caffè Letterario.
Presente all’apertura anche l’assessora regionale al Sociale, Paola Roma, e comunale, Federica Marcuzzo.
Dopo aver sperimentato in famiglia le fatiche di una malattia neurodegenerativa, Farina gira l’Italia con uno stile “dadaista”, scanzonato ma mai banale: e così l’Alzheimer fest ha una mascotte, Mister Alzheimer (nato dalla fantasia di Clet Abraham), “simpatica, buffa, colorata, anche un po’ ribalda” e un inno, dal titolo “Mi sò scordato il titolo”, un inno senza parole alla libertà della smemoratezza. Soprattutto Farina veicola un’idea semplice ma dirompente: le persone vengono sempre prima delle malattie. E che malattie come l’Alzheimer si affrontano meglio, all’interno delle comunità.
Come ci racconta Farina, “esiste un’Italia piccola e invisibile che affronta le malattie neurodegenerative, ma ha pochissimo risalto nel discorso pubblico: questo ricchissimo tessuto sociale meriterebbe un riconoscimento da parte delle istituzioni, non solo riconoscenza”.
Farina ha anche le idee concrete su quali passi fare in futuro: “Le comunità stanno cambiando e si devono attrezzare, perché le famiglie mononucleari e la solitudine aumenteranno. Allo stesso tempo, serve una legge nazionale sui caregiver: in questo senso, la recente legge del Veneto è un buon segnale; infine, rifinanziare il fondo nazionale per le demenze, in modo da renderlo strutturato”.
Per ultimo, Farina sottolinea ancora una volta la centralità delle comunità: “Il fatto che una festa come questa avvenga nella piazza più importante di una città è significativo, ma non basta: servono tessuti sociali che sappiano riconoscere e accogliere queste persone. E, soprattutto, le prescrizioni sociali, ovvero un modello che permette ai medici di «prescrivere» agli assistiti non solo farmaci, ma attività non cliniche (ad esempio attività di cucito o di teatro) tra quelle disponibili in città. Solo attraverso un senso di comunità è possibile affrontare malattie dai risvolti pesanti, veri macigni nelle vite dei malati e dei loro caregiver.



