Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Case della comunità, medici di base più vicini ai pazienti
Con un documento applicativo della recente delibera regionale nr. 622, inviato alle Ulss e concordato tra l’assessore alla Sanità, Gino Gerosa, e le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale Fimmg, Smi, Snami e Fmt che l’hanno condiviso, prende il via in Veneto l’operazione per inserire la fondamentale figura del Medico di Medicina generale nei servizi offerti ai cittadini all’interno della rete delle attuali 99 Case di Comunità.
“Abbiamo formalizzato – dice con soddisfazione Gerosa – tutte le indicazioni necessarie e fissato anche l’importante aspetto economico, con il quale i medici percepiranno una retribuzione di 60 euro all’ora, a cui si fa fronte con risorse regionali aggiuntive già stanziate: tale retribuzione verrà erogata solamente per prestazioni aggiuntive svolte all’interno delle Case di Comunità. Questo era importante – aggiunge Gerosa –, ma ancor di più lo è poter garantire ai pazienti delle Case di Comunità una presenza altamente professionale, al fianco dei molti altri servizi presenti. Avere l’opportunità di potersi rivolgere a questi professionisti della salute, che si prestano volontariamente al servizio, significa aver portato davvero la sanità più vicina al cittadino. La presenza dei Mmg – aggiunge Gerosa – permetterà di gestire le richieste pervenute sia con accesso diretto, sia attraverso il numero unico 116117”.
“È la svolta di potenziamento del territorio che abbiamo fortemente voluto nel nostro nuovo programma di legislatura – conclude Gerosa. - Le Case e anche gli Ospedali di Comunità portano i servizi più vicini alla gente, ne agevolano il rapporto con l’organizzazione sanitaria e potranno contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso degli ospedali, che causano altrettanto improprie attese per chi ha davvero necessità di cure urgenti”.
Medici di famiglia, in Veneto 400 domande per 191 posti
“Quattrocento domande per 191 posti disponibili sono un dato molto chiaro: i giovani interessati alla medicina generale ci sono. Il problema non è convincerli a scegliere questa professione, ma costruire le condizioni perché possano esercitarla con soddisfazione e decidano di rimanere nel sistema”.
A dirlo è Enrico Peterle, segretario regionale di Fimmg Veneto, commentando i risultati del bando per l’accesso al Corso di formazione specifica in medicina generale 2026-2029.
In tutta Italia sono state presentate 5.965 candidature per 2.651 posti. In Veneto le domande risultano più del doppio rispetto alle disponibilità previste.
“È una risposta che non deve essere sprecata. Dietro questi numeri ci sono giovani colleghi disponibili ad assumersi la responsabilità della cura quotidiana delle persone, della presa in carico dei pazienti cronici e fragili e della continuità dell’assistenza sul territorio. Ora – sostiene Peterle – sono necessari interventi concreti sul percorso formativo e sull’ingresso dei giovani medici nel sistema regionale”.
“Non basta aumentare il numero dei professionisti formati. Bisogna fare in modo che possano iniziare a lavorare rapidamente, con strumenti tecnologici adeguati, personale di supporto e modelli organizzativi che favoriscano la collaborazione tra medici senza cancellare il rapporto fiduciario con il cittadino”, sottolinea il segretario della Fimmg Veneto.
“Il Veneto ha davanti un’occasione importante per rendere nuovamente attrattiva la medicina generale e, contemporaneamente, affrontare il problema dei cittadini che ancora oggi faticano a trovare un medico di famiglia. Formazione, organizzazione territoriale e miglioramento delle condizioni di lavoro devono procedere insieme – conclude Peterle – perché ogni intervento ha senso soltanto se produce un’assistenza migliore per le persone”.



