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Il punto sull’obbligo vaccinale per i bambini

La diffidenza sui vaccini, anche in Veneto: prova a spiegarla Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto

Drammatico, l’epilogo a Palermo per una bambina di 4 anni che si era presentata al pronto soccorso con mal di gola e vomito. Non ce la fa e muore per uno scompenso multiorgano. Si scopre che la causa è stata la difterite e la bambina non era vaccinata. Vedremo quali saranno le conclusioni dell’inchiesta, ma per la prima volta in Italia, la mancata vaccinazione di un figlio comporta un procedimento penale per omicidio colposo per omissione.

Dal 2017, la legge Lorenzin prevede per i minori da 0 a 16 anni l’obbligo di dieci vaccinazioni: difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, Haemophilus influenza e tipo b (Hib), morbillo, parotite, rosolia, varicella, senza le quali non si può frequentare la scuola. In realtà, evadere quest’obbligo comporta solo una sanzione amministrativa e l’esclusione dalla scuola dell’infanzia. Lo sforzo è tutto sulle spalle delle Ulss e dei servizi di prevenzione.

I vaccini in Italia non hanno semplicemente “ridotto qualche malattia”. Patologie che un tempo potevano causare morti, paralisi, meningiti o gravi complicazioni nei bambini oggi sono molto rare. Per esempio, la poliomielite: prima della vaccinazione si registravano in media circa 2 mila casi l’anno; nel periodo 2010-2013 erano 0. Per la difterite risultavano circa 7 mila casi l’anno prima della vaccinazione, contro 0 casi nella media 2010-2013.

Perché allora c’è questa diffidenza, al punto da mettere in pericolo la vita dei propri figli? Prova a spiegarlo Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine delle psicologhe e psicologi del Veneto. “L’allarmismo ingiustificato sui vaccini nasce dall’incontro fra meccanismi psicologici e una comunicazione social che li amplifica. Quando si tratta dei figli, spesso temiamo più un ipotetico danno per un’azione attivamente scelta da noi (vaccinarli), che il danno reale delle malattie. Il caso dell’autismo è emblematico. Il piccolo studio del 1998, che suggeriva falsamente un legame con il vaccino Mpr, fu ritirato poiché emersero gravi manipolazioni e conflitti di interesse economico dell’autore; tutte le successive ricerche su popolazioni enormi non hanno mai confermato quelle tesi infondate. C’è poi un potente equivoco: i primi segnali dell’autismo diventano riconoscibili (anche in bambini non vaccinati) proprio poco dopo l’età in cui i bambini compiono un ciclo vaccinale. La semplice vicinanza temporale induce la nostra mente a scambiare un «dopo di» per un «a causa di». Anche la paura delle «sostanze inoculate» richiama una paura arcaica di «contaminazione», che porta a sottovalutare che la vera contaminazione è proprio quella di virus e batteri. Rassicurare non significa liquidare le paure dei genitori: è più efficace ascoltarle, spiegare, partire dal desiderio congiunto di genitori e medici di proteggere i bambini. La fiducia si costruisce con trasparenza e relazione, non soltanto ripetendo dati oggettivi”.

Nel Veneto prevale comunque un atteggiamento positivo, lo conferma il presidente della Federazione italiana scuole materne, Stefano Cecchin: “In generale non riscontriamo problemi. Anzi, la disposizione dei genitori è favorevole. Ci sono dei casi in cui, negli elenchi che noi inviamo periodicamente all’Ulss per il controllo delle vaccinazioni, ci venga restituito un «non in ordine». I genitori vengono subito invitati a portare la documentazione attestante la richiesta dell’appuntamento per la vaccinazione. Può esserci la sospensione nel caso in cui l’Ulss, percorrendo tutte le strade, non riesca a ottenere la vaccinazione, ma non ricordo casi recenti”. Mentre le scuole Fism, le comunali e le statali seguono con cura la legge Lorenzin, altre realtà, soprattutto della prima infanzia, sorgono senza le necessarie autorizzazioni, non sono riconosciute e diventano luogo di raccolta di chi si oppone ai vaccini.

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