martedì, 12 maggio 2026
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Successo fragile e futuro assai incerto per il turismo veneto

I venti di guerra danneggiano anche il turismo, ma non si tratta dell’unica difficoltà. Ondina Giacomin, Abbav: “siamo sotto ricatto”

Dove andrà il turismo veneto, con questi venti di guerra e con i grandi jet intercontinentali bloccati a terra per mancanza di carburante? È una domanda che il Veneto deve porsi, se si considera che complessivamente, tra ricavi diretti di alberghi e locazioni turistiche e indotto, ovvero trasporti, commercio e servizi, si arriva al 10-13 per cento del prodotto interno lordo annuale della Regione. Un “giocattolo” delicato, dunque, che ci porta 22 milioni di turisti ogni anno, in costante crescita dopo il Covid.

Finora, le presenze ci sono state: sia a Pasqua, sia al ponte del Primo maggio. Ma è un cristallo, meglio un vetro di Murano, per restare in Veneto. Già oggi, lo scalo di Dubai è chiuso, e per venire in Italia gli asiatici e gli americani devono trovare aeroporti alternativi, ad esempio Francoforte. Si ripiegherà su turisti più vicini, come tedeschi, austriaci ed europei vari, oltre ai sempre fedelissimi italiani, che amano fare le vacanze in Veneto.

Ma il vero tallone d’Achille, strutturale, è che circa il 60 per cento di questi flussi è in mano alle multinazionali della prenotazione, le Ota, Online travel agency (agenzie viaggi online), e in particolare Booking.com. Ormai dettano loro le regole e, soprattutto, i prezzi.

Noi il treno lo abbiamo perso nel 2007, quando il portale Italia.it, che doveva fare da canale di prenotazione per tutta Italia, è partito tra problemi tecnici, contenuti scarsi e pesanti inefficienze. Ancora oggi, dopo il rilancio del 2014, non va oltre una ben documentata promozione del Paese. Per non parlare di quello fatto qui, dalla Regione, Veneto.eu, mai decollato. Nel tempo, Veneto.eu è costato circa 15 milioni. Italia.it, solo per avviarlo, ha richiesto 45 milioni. L’ingegnere olandese Geert-Jan Bruinsma, che fondò Booking.com nel 1996, investì circa 10 mila fiorini (circa 8 mila euro di oggi) e lo cedette, nel 2005, per 120 milioni di euro. Noi ne abbiamo spesi più della metà per dei portali che sono poco più che guide turistiche.

L’intervista

Nel panorama dell’ospitalità veneta, l’Associazione bed & breakfast e affittacamere del Veneto, Abbav, rappresenta, oggi, il più grande sindacato degli operatori extralberghieri della regione, con oltre 2.100 soci, tra gestori di bed & breakfast, locazioni turistiche, guest house e altre forme di accoglienza alternativa. A guidarla è Ondina Giacomin, presidente di una realtà nata nel 2003, nel veneziano, con l’obiettivo di fare rete tra operatori e rafforzare competenze e servizi.

Presidente Giacomin, partiamo dal presente: come sta andando la stagione turistica?

Non abbiamo registrato grandi disdette, nemmeno nei ponti più recenti, come quello del Primo maggio. Basta, però, un episodio di tensione internazionale o un fatto di cronaca particolarmente grave, per generare paura: il turismo, oggi, è estremamente sensibile. La mia estate può cambiare nel giro di un’ora, siamo totalmente esposti a ciò che accade nel mondo.

Il turismo extralberghiero è critico?

Siamo sotto una pressione continua, quasi un ricatto commerciale. Le Online travel agency (Ota), le agenzie di viaggio online, impongono politiche di cancellazione molto favorevoli all’ospite. Se non accettiamo la cancellazione gratuita fino a ridosso della data, il cliente prenota altrove. Il risultato? Ci troviamo con buchi difficilmente recuperabili. Una disdetta all’ultimo momento non è sostituibile e questo incide pesantemente sui ricavi. Figurarsi ora, con l’incertezza sui carburanti, sui conflitti. Come posso prevedere come potrà andare l’estate?

Anche le recensioni pesano?

Moltissimo. In alcuni casi diventano uno strumento di pressione: “Se non mi fai uno sconto, ti lascio una recensione negativa”. E le piattaforme, troppo spesso, danno ragione al cliente, senza verifiche adeguate. Dal 7 aprile la normativa è più severa, vedremo.

Quanto costa la burocrazia?

Tantissimo. Direi che l’80 per cento del tempo di noi operatori viene assorbito da adempimenti: sicurezza, estintori, rilevatori di fumo, tasse di soggiorno, normative continue. Dovremmo dedicarci all’ospite, invece siamo sommersi da obblighi.

È ancora un’attività sostenibile?

Sì, ma solo se affrontata in modo professionale. Oggi è un lavoro a tutti gli effetti. Chi vuole operare seriamente deve strutturarsi, spesso con partita iva in regime forfettario, e acquisire competenze gestionali.

Siete comunque subordinati alle Ota?

Incidono moltissimo e non sempre in modo equo. Parliamo di grandi investitori stranieri, come Booking.com, che pagano le tasse all’estero, per esempio in Olanda, mentre il valore generato è qui. Per questo, chiediamo da tempo il rilancio di piattaforme italiane come Italia.it o sistemi regionali evoluti, che permettano la prenotazione diretta. L’obiettivo è trattenere risorse sul territorio. La partita di un canale di prenotazione tutto veneto va ripresa e vinta.

Il Veneto resta competitivo?

Assolutamente sì. È una regione straordinaria: dalle Dolomiti a Venezia, dal lago alla pianura, fino alle città d’arte e ai centri minori. Il potenziale è enorme. Serve una visione: meno dipendenza dalle piattaforme globali e più valorizzazione delle reti locali.

Nonostante tutto, molti lasciano la casa in centro per farne una locazione turistica.

L’extralberghiero veneto continua a crescere, ma tra incertezze globali, piattaforme dominanti e burocrazia, la sfida per gli operatori turistica è sempre più complessa. Per questo noi di Abbav chiediamo regole nuove per restare competitivi.

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