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A Villorba il Grest del “buon pastore”: un gregge affidato ai ragazzi di terza media

Per tre settimane i ragazzi hanno costruito con le proprie mani un recinto, una mangiatoia e le strutture necessarie per ospitare un piccolo gregge di pecore, affidato interamente alle loro cure. Dall’alimentazione alla pulizia, fino ai turni anche fuori dall’orario del Grest, ogni responsabilità è ricaduta su di loro

Si è concluso domenica 26 luglio, con una festa insieme alle famiglie, il Grest dedicato ai ragazzi di terza media della parrocchia di Villorba. Un percorso diverso dal tradizionale centro estivo, pensato per accompagnare gli adolescenti in un’età di passaggio: troppo grandi per vivere il Grest come bambini, ma ancora troppo piccoli per diventare animatori.

L’iniziativa, ideata dal parroco, don Flavio Schiavon, e ispirata al Vangelo del Buon Pastore, ha trasformato i partecipanti in veri e propri pastori. Per tre settimane i ragazzi hanno costruito con le proprie mani un recinto, una mangiatoia e le strutture necessarie per ospitare un piccolo gregge di pecore, affidato interamente alle loro cure. Dall’alimentazione alla pulizia, fino ai turni anche fuori dall’orario del Grest, ogni responsabilità è ricaduta su di loro. “È un gioco di ruolo, ma un gioco da grandi - spiega don Flavio -. Le pecore non sono un animale domestico qualsiasi: richiedono attenzione, costanza e spirito di sacrificio. Noi adulti non siamo intervenuti nella loro gestione, lasciando ai ragazzi la piena responsabilità del gregge”. Un impegno che, giorno dopo giorno, ha dato i suoi frutti: “All’inizio le pecore scappavano appena vedevano una persona; alla fine si avvicinavano ai ragazzi, li seguivano e si lasciavano accarezzare”.

Il percorso è stato scandito da tre tappe. La prima settimana è stata dedicata alla conoscenza e alla cura dell’altro, culminata nell’incontro con i bambini del Grest e del mini Grest, affidati personalmente ai ragazzi di terza media. La seconda ha sviluppato il tema della pecora smarrita attraverso uscite, attività di orientamento, escursioni e momenti di riflessione sulle relazioni da ritrovare, fino alla celebrazione della messa. L’ultima settimana, infine, è stata dedicata ai “frutti” del proprio cammino, con un laboratorio per la produzione del formaggio, la prosecuzione della cura del gregge e un percorso concluso con il sacramento della Riconciliazione.

Secondo don Flavio, il risultato più significativo è stato quello umano: “Le relazioni nate tra questi ragazzi sono quelle che normalmente si vedono durante un camposcuola, più che in un Grest. Hanno imparato a collaborare, a fidarsi gli uni degli altri e a condividere responsabilità vere”. Un’impressione confermata anche da Christian, uno degli animatori: “È stata un’esperienza molto bella. Ho visto ragazzi che prima quasi non si parlavano e che oggi stanno insieme e si vogliono bene. Anche prendersi cura delle pecore è stato qualcosa di completamente diverso dal solito e li ha coinvolti molto”.

Positivo anche il bilancio di un “animato”, Riccardo, alla sua prima esperienza: “Accudire le pecore non è una cosa che fanno tutti. È stato impegnativo, soprattutto con i turni, ma anche molto bello. Mi ha fatto capire cosa significa essere responsabili di qualcun altro e quanto questo possa essere utile anche per il futuro”.

La conclusione del Grest è stata segnata dalla riconsegna simbolica del bastone del pastore, sul quale erano incisi i nomi dei partecipanti e una frase del Vangelo scelta da ciascuno: un segno del cammino vissuto insieme e delle responsabilità condivise nel corso di tre settimane decisamente fuori dall’ordinario.

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