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Adozione, continuo viaggio di rinascita. A Riese partecipata festa con le famiglie della Castellana
Come l’araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri, e non una volta soltanto, così anche l’adozione è un viaggio che richiede preparazione, coraggio e la capacità di accogliere l’imprevisto per, poi, nascere e rinascere più e più volte. Questa immagine potente ha accompagnato “Adozione in festa”, la giornata interamente organizzata dalle famiglie adottive del territorio e ospitata a Riese Pio X, la scorsa settimana. Un evento nato dal basso, desiderato, pensato e costruito, passo dopo passo, da chi l’adozione la vive ogni giorno, con le sue sfide e la sua straordinaria forza generativa: famiglie e figli adottivi.
La partecipazione ha superato ogni previsione: più di ottanta famiglie iscritte, oltre duecento presenze, e prenotazioni chiuse per raggiunto limite già un mese prima dell’evento. Un segnale forte del desiderio di incontro, riconoscimento e comunità, che attraversa la Castellana, territorio che negli ultimi quindici anni ha saputo coltivare un fermento prezioso: gruppi di auto mutuo aiuto, consultori attivi e appassionati, iniziative informali che hanno preparato il terreno a questa giornata di festa e condivisione. Idee e desideri che hanno camminato e tuttora camminano sulle gambe di chi, con determinazione, crede nell’importanza di tessere e ritessere legami di comunità, mettendo in condivisione personalissime storie di vita.
La mattinata si è aperta con la proiezione del cortometraggio “La mia Mongolfiera” di Mesaite Battista, racconto autobiografico nato all’interno del percorso “Beauty storytellers”, di CombinAzioni. Un viaggio per immagini e frammenti emotivi che ricompone, senza mai nominarla, una storia di adozione. Subito dopo, il palco è passato a un gruppo di giovani ragazzi adottati, che ha portato una testimonianza intensa, matura, capace di restituire la complessità dell’essere figli adottivi oggi. “Nulla è scontato: la famiglia, la vita, l’amore che rimane fedele sempre, sono doni da accogliere - hanno detto -. La famiglia si costruisce giorno per giorno, con pazienza e fiducia, non senza fatiche e incomprensioni. Abbiamo due origini: la prima ci ha donato la vita, la seconda ci ha insegnato a restare dentro alla vita. Ed è, in entrambi i casi e comunque, amore”. Poi, ancora: “La gestione delle origini e delle differenze è il cuore dell’adozione: impariamo a tenere insieme ciò che eravamo e ciò che diventiamo, accettando anche che ci siano frammentazioni e che non tutto si ricomponga con linearità. È un equilibrio fragile, ma è il nostro modo di crescere”.
Parole che hanno risuonato profondamente tra i presenti, restituendo il senso di un percorso che non si esaurisce con l’ingresso in famiglia, ma continua nel tempo, attraversando età, domande, scoperte, fallimenti e opportunità.
A nome del gruppo organizzatore, Daniela Benetti ha sottolineato il valore di questa rete: “Abbiamo fortemente voluto questo appuntamento per incontrarci, riconoscerci, creare legami e far sentire ai nostri figli che esistono tante famiglie adottive, simili e diverse al tempo stesso. Essere parte di una comunità fa la differenza: non sentirsi soli dà forza, coraggio e prospettiva. Questo è un luogo vivo, attraversato da storie, domande, scoperte”.
Profonda l’emozione anche di Valeria Bolzonello, per anni assistente sociale di riferimento dell’équipe adozioni del consultorio di Montebelluna: “In tutti questi anni, ho incontrato persone coraggiose, che non si sono arrese, che non hanno risparmiato energie e risorse per diventare genitori attraverso l’adozione, e bambini che si sono impegnati a diventare figli. Sentono il desiderio di restituire il dono dell’accoglienza e di dare una reale opportunità alla propria vita”. Un passaggio che ha intrecciato passato e presente: “Qui ci sono famiglie che hanno cominciato il percorso 30 anni fa, quando le procedure erano diverse così come la cultura adottiva. Oggi favoriamo l’incontro tra generazioni, tra genitori e figli, tra storie del passato e del futuro”.
Accanto a lei, Maristella Bacchion, storica responsabile del Consultorio familiare di Castelfranco, ha ricordato la sua lunga esperienza: “Vederli cresciuti, ricordare le fatiche e le gioie, le conquiste fatte... Mi avete insegnato tantissimo. Entrare nel mondo della generatività adottiva è affacciarsi in un territorio sconosciuto, ma di potenzialità unica. Ho visto sterilità conclamate trasformarsi in generatività. È un privilegio che richiede delicatezza, rispetto e tanta speranza”.
La presenza di Idanna Milani, nuova responsabile del servizio dell’Ulss per il territorio, e delle istituzioni locali ha confermato il valore comunitario dell’iniziativa, che molti hanno definito un punto di partenza: “Non ci fermiamo qui. Questo è solo l’inizio”, hanno ricordato gli organizzatori, sottolineando anche la continuità tra chi ha costruito il servizio negli anni e chi oggi lo porta avanti.
Un pensiero, per tutti, va a chi non ha potuto esserci: alle famiglie che in questo lungo viaggio si sono perdute, a quelle che la fatica e il dolore hanno piegato, ai figli che non sono riusciti a scegliere, anche loro, di essere adottati e portano nel cuore una sofferenza che si esprime in mille rivoli. Anche loro fanno parte di questa storia. Perché, essere davvero inclusivi significa riconoscere che l’adozione è un racconto ampio, articolato, fatto di luce e di ombre, e che ogni voce - anche la più fragile - ha diritto di essere e di essere ascoltata. Con la consapevolezza che nel territorio si possono trovare punti di riferimento e di aiuto.



