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Morti sul Piave: rilanciata la campagna social multilingua sui rischi
Solo due giorni fa la morte di un 30enne a Fagarè della Battaglia, che sembrerebbe essere stato colpito da una congestione subito dopo un tuffo; il primo giugno, a Cimadolmo, un 19enne è morto annegato sempre nelle stesse acque del Piave. Nonostante ciò, le persone continuano ad affollare le “spiagge” del fiume e a fare il bagno.
Per questo la Provincia di Treviso ha potenziato una “vecchia” strategia per mettere in luce i rischi della balneazione nelle sue acque, che è vietata con Decreto Legislativo 116 del 2008. Già l’anno scorso l’ente aveva realizzato una campagna dedicata sia social che cartacea, condivisa con tutti i Comuni, che riepiloga proprio i motivi per cui entrare nelle acque del Piave è vietato, in italiano e in inglese, affinché venisse compresa da tutti i cittadini, compresi coloro che vivono nel territorio da poco tempo. Tra i pericoli del fiume, si legge all’interno della campagna, ci sono: correnti inaspettate ed effetto risucchio, profondità spesso sconosciuta del fondale, presenza di sifoni e ostacoli sommersi, basse temperature dell’acqua che possono causare ipotermia, massi instabili e scivolosi, rifiuti e impedimenti presenti sul fondo, sabbie mobili e, non da ultimo, gli aspetti legati alla qualità delle acque.
Un’idea relativamente semplice ma potenzialmente efficace, visto che “gira” attraverso il dispositivo che abbiamo costantemente in mano, il cellulare. “Abbiamo rilanciato la campagna sui social e sui canali della Provincia di Treviso e solo negli ultimi due giorni il reel informativo sul divieto di balneazione ha raggiunto 20mila visualizzazioni” racconta il presidente della Provincia di Treviso, Marco Donadel. “Naturalmente, l’invito che rivolgiamo ai Comuni è quello di ripubblicare e ricondividere il kit informativo con tutti i materiali grafici e video che avevamo messo a disposizione l’anno scorso. È un’azione semplice ma significativa che crediamo possa davvero contribuire ad aumentare ancora di più la capillarità dell’informazione”.



