venerdì, 24 luglio 2026
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Oratorio di Castello di Godego: cantiere avviato, ora serve il progetto “umano”

Don Gerardo Giacometti, è già proiettato in questa dimensione, “oltre” la costruzione muraria: “Ci sono due questioni rilevanti: il fatto che una parrocchia, oggi, costruisca un oratorio e una costruzione che non riguarda solo le pietre”

Il nuovo oratorio della parrocchia di Castello di Godego, dunque, è “cantierato”. E non è poca cosa, se si pensa che la burocrazia ha tenuto in bilico il progetto per più di 10 anni... Con la posa e la benedizione della prima pietra, da parte del vescovo di Treviso, Michele Tomasi, l’opera muraria è definitivamente partita. “Possiamo prevedere - spiega il parroco, don Gerardo Giacometti - di finire il «grezzo» per l’autunno. Poi inizierà la parte più complessa, legata agli impianti. Noi speriamo di completare l’opera per la fine estate 2027”. Tutto bene, stiamo parlando di opere murarie, un progetto con una superficie coperta di 790 mq che comprendono un’area adibita a bar, una sala gioco, un’altra sala polivalente con altri 180 mq di aree per l’aggregazione. Ma c’è altro, dopo il cantiere? Cioè, è giustissimo occuparsi dell’opera muraria, ma non basta... Illuminanti, a questo proposito, le parole del vescovo Tomasi, poco prima della benedizione della prima pietra: “La preghiera di benedizione che farò tra poco, chiederà al Signore che il lavoro che iniziamo arrivi a compimento. Quando sarà questo compimento? Una tappa ci sarà sicuramente quando ci sarà l’oratorio. Ma è solo una tappa, perché l’oratorio deve continuare a crescere. Deve essere frutto di un seme buono, seminato in sovrabbondanza. Come un cortile di casa, dove le persone si incontrano tra di loro per il puro gusto di stare insieme, perché hanno sentito un amore più grande che è stato annunciato, perché sentono che vivendo insieme, giocando insieme, accogliendo insieme, facendo incontrare le generazioni, si diventa quello che siamo: comunità di Cristo in questo mondo, anche per chi di Cristo non è, ma che accogliamo volentieri, perché Cristo accoglie tutti. Se costruiamo un oratorio così, è stata una semina buona”.

Infatti, il parroco di Castello di Godego, don Gerardo Giacometti, è già proiettato in questa dimensione, “oltre” la costruzione muraria: “Ci sono due questioni rilevanti: il fatto che una parrocchia, oggi, costruisca un oratorio e una costruzione che non riguarda solo le pietre. Di fronte a una secolarizzazione che allontana anche i ragazzi dai percorsi tradizionali nell’appartenenza e nella fede, costruire un oratorio è un atto di audacia. Vuol dire continuare a esserci per le giovani generazioni, investire ancora su di loro, credere che la comunità cristiana abbia ancora qualcosa da offrire e, soprattutto, pensare che anche i giovani abbiano qualcosa da dare alla Chiesa, compresi quelli che nella chiesa non si riconoscono. Il lavoro di consapevolezza che abbiamo fatto all’interno del Consiglio pastorale ci ha fatto capire che non si può agire da soli. E l’oratorio è un invito a reagire a quello che mortifica l’uomo e a indicare prospettive fatte di terra e di cielo, di rispetto dell’altro, di fiducia e di stima, per ciò che ciascuno è e di bello può dare. L’oratorio non è la prima pietra e neanche l’ultima: è costruzione di un’umanità buona, affidata a una responsabilità educativa alla quale non vogliamo abdicare”.

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