Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
La statua in memoria del piccolo Mario Rorato, nel parco Fluviale di San Donà, necessita di restauro
Necessita di restauro la statua in memoria di Mario Rorato, bambino di 9 anni, tragicamente ucciso nella golena di San Donà di Piave, il 15 marzo 1970. La lapide, collocata all’interno del parco Fluviale, nel luogo in cui fu ritrovato il piccolo, appare oggi in pessimo stato, invasa dai licheni, mentre la fotografia e le scritte alla base appaiono completamente illeggibili, rendendo così il monumento completamente indecifrabile, per chi non conosce la vicenda.
La triste storia di Mario Rorato, che, come molti suoi coetanei, era solito frequentare l’oratorio salesiano Don Bosco di San Donà, sconvolse la città.
Quella domenica pomeriggio di fine inverno, il piccolo si era recato al cinema dell’oratorio, come accadeva altre volte, per vedere un film di Stanlio e Ollio. Qui, però, fu avvicinato e circuito da un giovane di Mestre, Antonio Pastress, che, offrendogli un gelato, si conquistò la fiducia del bambino.
Al termine del film, i due si allontanarono velocemente, nonostante molti amici chiedessero a Mario di restare ancora. La sera, quando fu chiaro che il piccolo era scomparso, in molti si attivarono per cercarlo.
Pastress portò il giovane nella golena di San Donà, che al tempo non era, come oggi, un parco frequentato da numerose persone, ma luogo di rovi e sterpaglie. Qui, lo uccise. Il corpo del piccolo venne trovato il giorno seguente.
La vicenda fu molto sentita dalla comunità del tempo, che il giorno dei funerali si strinse numerosa attorno alla famiglia. Proprio quel giorno, Pastress fu arrestato.
In anni recenti, un gruppo di semplici cittadini sta cercando di mantenere viva la memoria di questo bambino, in modo da non disperderla.
Per questo, oggi è auspicabile un semplice restauro della statua, ricordando così questa vicenda, che rappresenta una pagina di storia importante della comunità cittadina.
Questa tragica storia è raccontata anche nel libro di Giulia Depentor “Non vedo l’ora che venga domenica”, pubblicato nel 2010.



