martedì, 15 settembre 2026
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"Oltre le sbarre", consegnati diplomi a 14 corsisti

Cerimonia di consegna degli attestati di fine corso alla presenza del Vescovo, giovedì 1° giugno nella casa circondariale di Treviso nell’ambito del progettorealizzato con il coordinamento della Fondazione Opera Monte Grappa, Alternativa Ambiente e diverse realtà del territorio.

Cerimonia di consegna degli attestati di fine corso giovedì 1° giugno nella casa circondariale di Treviso nell’ambito del progetto “Oltre le sbarre” realizzato con il coordinamento della Fondazione Opera Monte Grappa e diverse realtà del territorio. Due i corsi svolti, di saldatura e informatica, che hanno coinvolto quattordici persone selezionate dagli educatori e che si sono svolti nel polo occupazionale della cooperativa “Alternativa Ambiente”. Una iniziativa di formazione che aiuta a ritessere i legami tra persone e territorio come ha sottolineato il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, consegnando i diplomi ai detenuti e ringraziando per l’impegno tutte le realtà che hanno partecipato al progetto: “Un segno rilevante – ha detto tra l’altro - di quello che dovremo fare nella nostra società”.

La Scuola Professionale di Fonte della Fondazione Opera Monte Grappa ha messo a disposizione docenti, computer e saldatrici. L’iniziativa ha visto il coordinamento della Fondazione con la collaborazione di Caritas di Treviso, Vicariato di Asolo, Fondazione Erasmo Pilla Onlus e Alternativa Ambiente cooperativa sociale con il sostegno economico della BCC Pordenonese e Monsile. Presenti alla cerimonia oltre al vescovo Tomasi, Alberto Quagliotto, direttore della Casa Circondariale Treviso, don Paolo Magoga, presidente della Fondazione Opera Monte Grappa, Marco Toffoli, presidente Alternativa Ambiente cooperativa sociale, don Piero Zardo, cappellano della Casa Circondariale Treviso, Alessandro Darsiè, vicedirettore generale Bcc Pordenonese e Monsile, Antonio Zamberlan, consigliere Bcc Pordenonese e Monsile, Emanuele Storgato, referente filiale di Carbonera Bcc Pordenonese e Monsile, Elisabetta Emiliani, docente del corso di informatica ed Isabella Pagliuca, educatrice.

“Dal 1990 realizziamo con la Casa Circondariale di Treviso progetti volti a creare opportunità di lavoro e di socialità per i detenuti - ha spiegato Marco Toffoli, presidente di Alternativa Ambiente. Questa nostra lunga esperienza ci ha anche portato ad allestire un vero e proprio polo occupazionale per i detenuti, dove sono regolarmente assunti e lavorano per importanti aziende del territorio che ci affidano le loro commesse di montaggi e assemblaggi anche complessi. Ed anche a ritenere che ogni esperienza professionalizzante sia fondamentale per evitare la ricaduta nella criminalità di chi esce dal carcere. Non potevamo, quindi, che accogliere con entusiasmo l’invito a selezionare, assieme agli educatori del carcere, i detenuti idonei a frequentare questi corsi e a creare le condizioni per farli partire velocemente nei locali già adibiti ai laboratori gestiti da Alternativa Ambiente. Grazie ad un’esperienza carceraria non solo punitiva ma anche formativa, numerosi ex detenuti lavorano quotidianamente nella nostra cooperativa lontani dalle devianze, trovando spesso anche accoglienza nella nostra Casa-Famiglia di Lancenigo per muovere i primi passi della loro nuova vita dopo la detenzione».

Il progetto nasce da un desiderio di conoscenza dei sacerdoti del vicariato di Asolo di andare oltre le sbarre e conoscere la realtà del carcere da dentro. E qui l'incontro con don Piero, il cappellano, il direttore e alcune persone che lavorano all’interno. “Un progetto – ha sottolineato don Paolo Magoga - che ha visto la Scuola Professionale di Fonte che presiedo mettere le sue migliori risorse. Una scuola che con questo ponte dice la sua missione che ho voluto sintetizzare nel messaggio che ho lasciato a tutti i corsisti il primo giorno di scuola.

Ricordo una frase di quando ero ragazzo, era in un poster affisso alle pareti del Seminario, che diceva: "All'uomo che ti chiede aiuto non dare un pesce, insegnagli a pescare". Da un po' di tempo svolgo il mio servizio di prete nella scuola professionale e ai ragazzi - circa 600 insegniamo proprio questo: poter aiutare se stessi e la propria famiglia imparando a mettere a frutto i talenti che hanno nelle loro mani, nel cuore e nella mente. Proprio in questa scuola, ho imparato il valore di guardare oltre le sbarre. Perché, a ben vedere, tutti siamo dietro o dentro a delle sbarre. Possono essere i giudizi delle persone, può essere la nostra storia personale, possono essere i pensieri che ci turbano dentro. Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci tenda la mano, ci faccia sentire che c'è, ci liberi. Anche un corso di scuola può divenire uno spiraglio di libertà”.

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