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Referendum giustizia, due scelte a confronto: Perché sì

L’avvocata penalista Paola Rubini: “Processi più giusti”
12/03/2026

Manca una settimana all’atteso referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma che riordina l’ordinamento giudiziario e, in particolare, interviene sulla magistratura, separando le carriere di giudici e pubblici ministeri, e sul Consiglio superiore della magistratura, che viene, in pratica sdoppiato, e privato della funzione disciplinare, che viene affidata a una nuova Alta corte.

Nei numeri precedenti, abbiamo ospitato approfondimenti e dibattiti; in particolare, nel numero 10 di domenica 8 marzo, abbiamo approfondito con l’intervista del costituzionalista Andrea Michieli e con una scheda informativa, i contenuti della riforma. In questo numero, diamo spazio, invece, al confronto tra le tesi del Sì e del No alla riforma. Come è noto, i seggi saranno aperti domenica 22, dalle 7 alle 23, e lunedì 23. dalle 7 alle 15. Il referendum sarà valido in ogni caso, non è previsto quorum, trattandosi di un quesito confermativo.

Paola Rubini, avvocata penalista, è presidente della Camera penale di Padova, e sostiene le ragioni del Sì.

Perché la separazione delle carriere tra magistratura giudicante (i giudici) e requirente (i pubblici ministeri) è così importante se già le funzioni sono separate, di fatto, dalla riforma Cartabia?

Tutti gli interventi normativi avvenuti fino al 2022 hanno disciplinato il cambio di funzione tra magistratura requirente e giudicante. Ma, ancora, non è stato attuato quanto previsto agli articoli 111 e 104 primo comma della Costituzione, in relazione al giusto processo e alla terzietà del giudice. È necessario che il giudice sia equidistante dalle parti e, tra queste, figura il pubblico ministero, che, tuttora, ha la stessa carriera del giudice, un fatto rimasto immutato anche dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice di procedura penale, che ha impianto accusatorio, mentre in precedenza, fin dal ventennio fascista, il nostro era un sistema inquisitorio. In trent’anni, sono stati presentati numerosi disegni di legge per separare le carriere, anche su iniziativa delle Camere penali italiane, finché, in questa legislatura, l’on. Enrico Costa ha presentato un nuovo testo redatto dalle Camere penali, che, poi, ha ispirato il Governo nel 2024. L’esecutivo, rispetto alla nostra proposta, ha introdotto il sorteggio per la nomina dei membri dei Consigli superiori della magistratura e dell’Alta corte disciplinare. Mentre, per quanto riguarda la separazione delle carriere, la creazione di due Csm e dell’Alta corte, se ne parlava già nella Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema nel 1997.

A proposito del sorteggio per individuare i membri dei Csm e dell’Alta corte si è molto discusso...

Il sorteggio è la conseguenza di alcune ragioni. Nel tempo, come si vede nella vicenda Palamara (il magistrato ora radiato Luca Palamara era al centro di un sistema di interessi che gestiva la nomina dei magistrati di svariati tribunali italiani, ndr), si è scoperto che i membri eletti dalle correnti e dall’Associazione nazionale magistrati avevano portato a una degenerazione nella scelta delle sedi di Tribunali, Procure, Corti d’appello o Cassazione, sulla base degli interessi delle correnti stesse. Nel 2019, il presidente della Repubblica ha stigmatizzato questa prassi deviante definendo il “correntismo” una caduta etica della magistratura. Si è pensato che solo spezzando vincolo tra eletto ed elettore, all’interno della magistratura, si possa evitare che simili apparentamenti accadano ancora. Sono convinta che tutti i magistrati, i quali ogni giorno dispongono arresti, sequestri e intercettazioni, siano in grado di valutare progressioni in carriera secondo la legge, stipendi o spostamenti di loro colleghi.

La nuova Alta corte disciplinare valuterebbe il comportamento di giudici e pm. Perché migliorerebbe l’attuale sistema in cui la disciplina è interna al Csm?

Dal 1942 a oggi abbiamo avuto, di fatto, un caso del tutto particolare con la Commissione disciplinare all’interno del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta di un organo con funzioni giurisdizionali – quindi un giudice speciale a tutti gli effetti – le cui sentenze possono essere impugnate davanti a un tribunale. Oggi questo giudice speciale viene reso indipendente e più efficace, ancora una volta perché si spezza il legame tra l’eletto e il potenziale magistrato incolpato: la stessa assenza del presidente della Repubblica garantisce ancor più terzietà all’organo costituzionale. L’importanza della riforma si evince anche dai numeri sui procedimenti disciplinari che il procuratore generale di Cassazione Gaeta ha elencato all’apertura dell’anno giudiziario. Ogni anno 1.200 procedimenti vengono archiviati, nel triennio 2023-2025 la sezione disciplinare del Csm si è pronunciata solo in 199 casi e le condanne sono state 84, quindi appena il 2,27 per cento dei procedimenti e in molti casi le pene sono censure e sospensioni, raramente rimozioni, anche per fatti molto gravi agli occhi dei cittadini.

Quali effetti si attende se la norma entrerà in vigore?

Si tratta di una riforma per i cittadini e non contro la magistratura. Avremo un processo più giusto, con giudice libero perché differenziato dal pm, nessun tipo di vincolo all’interno della magistratura per chi decide, specie nelle indagini preliminari, nelle quali è il pm che ragiona per elementi di prova.

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