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Tina Anselmi: cinquant’anni fa ministra del lavoro

Accadde il 29 luglio 1976. La Cisl ha promosso un convegno che si svolgerà il 9 luglio. Quella stazione fu segnata da importanti riforme. “Ma ricordava sempre che le vittorie non sono irreversibili”, dice la nipote, Valentina Magrin
06/07/2026

Sono passati cinquant’anni, da quando l’Italia ebbe la sua prima ministra donna: la castellana Tina Alselmi, alla quale fu affidato il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, quando, il 29 luglio 1976, nacque il terzo Governo Andreotti. Il contesto era quello del “compromesso storico”, dato che l’Esecutivo, un monocolore Dc, godette dell’astensione del Partito comunista italiano. Tina Anselmi portò al Ministero un forte impulso riformista, promuovendo, in particolare, una riforma di grande importanza: la legge 903 del 1977, che sancì la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. Si adoperò, inoltre, per la tutela delle lavoratrici madri. Dopo l’esperienza al Ministero del lavoro, conclusasi nel 1978, ci fu quella, immediatamente successiva, fino al 1979, al Ministero della Sanità, con l’istituzione del Servizio sanitario nazionale.

Ritenendo che quella esperienza vada ricordata, e abbia molto da dire anche oggi, la Cisl, attraverso la fondazione Corazzin, emanazione della Cisl del Veneto, la fondazione Tarantelli e la fondazione Giulio Pastore, promuove giovedì 9 luglio un convegno a Roma, che gode anche del patrocinio del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). “Questa iniziativa è parte del progetto su Tina Anselmi che abbiamo avviato subito dopo la sua scomparsa. Lo studio della sua vita e della sua azione sociale e politica riserva sempre qualcosa di nuovo e rende ancora più grande la sua persona”, spiega Massimiliano Paglini, segretario della Cisl del Veneto e della fondazione Corazzin.

Al convegno saranno presenti importanti personalità, come la ministra del Lavoro, Marina Calderone, la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, il presidente del Cnel, Renato Brunetta.

E ci sarà anche Valentina Magrin, presidente dell’associazione “In memoria di Tina Anselmi”, nipote della politica castellana (nella foto a destra), reduce dalla prima seduta del Consiglio comunale di Castelfranco Veneto, nel quale è stata eletta alle recenti elezioni. “Questo cinquantesimo - spiega Magrin - dà il via a una serie di importanti anniversari che riguardano mia zia. In novembre ci saranno i 10 anni dalla morte, il prossimo anno il centenario dalla nascita. Rispetto al suo impegno al Ministero del Lavoro, sottolineo l’importanza delle sue riforme, per esempio la parità di trattamento salariale. Ma Tina Anselmi diceva sempre che era importante cedere il testimone a chi veniva dopo di lei, perché le vittorie non sono irreversibili, e le riforme, poi, devono diventare pratica. Ecco perché non credo che siano importanti le celebrazioni fine a se stesse, ma, piuttosto, l’attenzione alle tematiche. Penso al lavoro, ma anche alla sanità, alle conquiste oggi messe in discussione”.

Anche da questo sguardo al futuro, da questa idea di “passare il testimone”, nasce l’attuale impegno politico di Valentina Magrin: “Finora mi sono occupata d’altro, ma quando mi è stata fatta la proposta mi sono detta che un aiuto lo posso dare anch’io. Certamente, i valori della zia sono un riferimento importante, e così pure i suoi insegnamenti. Naturalmente, rivendico, al tempo stesso, la mia autonomia in questo impegno”.

I promotori del convegno del 9 luglio hanno anche promosso la stampa di un opuscolo che ripercorre l’impegno ministeriale di Tina Anselmi. A curare il testo, lo storico Mauro Pitteri, già autore di una biografia della politica castellana. “Neppure alla legge più importante di Tina Anselmi ministro del Lavoro e che porta il suo nome, sulla parità di trattamento salariale tra uomo e donna, a lungo non è stata data l’attenzione che meritava, per non parlare del suo operato nei diciotto mesi della sua attività di governo al ministero del Lavoro. Ebbene, in queste pagine si è cercato di colmare almeno in parte questa lacuna”, scrive Pitteri, che aggiunge: “Tina Anselmi era convinta che le donne avrebbero migliorato il modo di far politica perché proprio l’essere state sempre lontane dal potere le aveva rese meno ciniche, più pragmatiche, più attente ai bisogni reali della gente”. Ed è quello che ha messo in atto come ministra.

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