giovedì, 11 giugno 2026
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Veneto: non si respira

Le zone di Treviso e Venezia continuano a superare la tolleranza giornaliera di pm10. Occorre un programma di rientro nei limiti se si vuole evitare una sazione dall’Europa. E intanto la salute dei cittadini ne risente.

E’ come se tra Treviso e Venezia si fosse sprigionata una nube simile a quella dell’incendio di Pomezia, le cui conseguenze, però, non spariscono con il vento, ma permangono per almeno un terzo dell’anno. Novantacinque i superamenti del livello di sicurezza nel 2015, nel 2016 il limite di 50 µg/m3 da non superare più di 35 giorni all’anno non ha retto: solo a dicembre 2016 abbiamo avuto una settimana consecutiva di superamenti. Dal 12 dicembre 2016 al 23 marzo del 2017 gli sforamenti sono stati 34: in quattro mesi è stata dilapidata l’intera disponibilità annua.

La sanzione
L’Europa così ha messo in mora l’Italia e il Veneto. La Commissione europea per l’ambiente ha inviato all’Italia una lettera con un “parere motivato”, seconda fase della procedura di infrazione, affinché adotti “azioni appropriate” per ridurre le emissioni di particolato pm10: sono 30 le zone italiane che hanno violato i limiti imposti. Tra queste ci sono le zone IT0508 e IT0509 che comprendono l’area di Venezia e Treviso.
Nel 2015 gli sforamenti sono stati 93 per la 508 e 87 per la 509. Non va meglio per le altre province venete, ad eccezione di Belluno.
Adesso il Veneto, come altre regioni d’Italia, ha tempo fino al 28 giugno 2017 per inviare un convincente programma di rientro nei limiti atto a fermare la procedura di infrazione e non portare l’Italia davanti alla Corte europea.
Per l’Organizzazione mondiale della sanità il valore limite è costituito da 3 sforamenti annui, in Europa siamo meno severi, il limite è di 35 sforamenti all’anno, persino gli Stati Uniti hanno limiti più rigorosi.
L’Italia negli ultimi 10 anni in queste zone ha avuto una media di 60 giorni oltre la soglia: dopo una diminuzione nel 2013 e nel 2014 siamo tornati a circa 90 nel 2015, solo Bulgaria e Polonia fanno peggio. L’Italia potrebbe essere condannata ad una pesante sanzione e allora per la Regione Veneto, che si spartirebbe con le altre 12 regioni incriminate la multa, si ipotizzano 40 milioni di euro da pagare, soldi che verrebbero ulteriormente sottratti alla cura dell’aria e dell’acqua, mentre da Bruxelles fanno sapere che ogni euro speso per l’ambiente ne genera 15 di risparmio in sanità.
Questione di salute
«La salute dei nostri bambini non può essere affidata alla speranza della pioggia e ai capricci di un clima così modificato dal deteriorarsi delle condizioni del pianeta», hanno scritto a febbraio i pediatri di Venezia. «Ormai è dimostrata con certezza la correlazione tra livelli di inquinamento atmosferico e basso peso alla nascita dei bambini, aumento di polmoniti e bronchiti, asma, tosse secca notturna, riduzione della capacità respiratoria».
Non va meglio per gli adulti: si calcola che 60mila delle morti premature in Italia siano dovute alle polveri sottili.
Nuove soluzioni
La Regione Veneto ha approvato un nuovo Piano aria nel 2016 dopo aver atteso 10 anni dall’approvazione del precedente. Il piano si concentra sull’inquinamento dovuto al riscaldamento delle case, sulla legna e dice poco sul tema del traffico e dei trasporti.
L’allegato A definisce le misure che i comuni devono prendere in caso di superamento dei limiti, misure che riguardano solo il periodo invernale e obbligano all’intervento solo in caso di raggiungimento della criticità 2 (100 µg per tre giorni consecutivi), mentre le misure per la criticità 1 (superamento dei 50 µg per almeno sette giorni) sono solo di carattere informativo. In caso di criticità 2 è fatto divieto di usare stufe a legna se in casa c’è un impianto a metano e viene proibita la circolazione ai mezzi diesel fino a euro 3. Non sono previsti blocchi automatici del traffico e la sorveglianza di queste misure viene affidata agli stessi enti attuatori: insomma controllore e controllato sono le stesso ente.
In Veneto non è obbligatorio neppure il lavaggio delle strade, così le polveri si alzano ad ogni passaggio d’auto investendo per primi i bambini che ne respirano il doppio degli adulti. Basta andare a Torino per trovare in Italia situazioni più stringenti: là la situazione è critica data la distanza dal mare e dai suoi venti, eppure nel dato annuo ha uno dei valori più bassi del Piemonte in virtù di una legislazione più avanzata e norme più stringenti sul riscaldamento.
Continuano i problemi
In Italia e in Veneto, dopo il 2013 e il 2014, di blocchi del traffico se ne sono visti pochi: troppo impopolari. Inoltre il Governo nazionale e il Veneto si sono dati tempi biblici per rientrare a norma, ben 15 anni, ovvero nel 2020. Intanto il traffico di Tir obsoleti attraverso la Trieste-Venezia è aumentato a dismisura, il parco macchine continua ad essere più vecchio che negli altri paesi europei, per non parlare del trasporto pubblico.
Ora però la pazienza europea è finita. Entro giugno si devono portare idee e progetti, ma sopratutto numeri precisi, altrimenti si va in tribunale. Possiamo scegliere la retorica antieuropea, oppure accampare la crisi economica, possiamo dare la colpa al meteo, inclemente in pianura Padana, ma guardando al futuro non c’è alternativa alla difesa della salute dei cittadini, i sacrifici appaiono inevitabili per non peggiorare ulteriormente la situazione.

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