Questo affollamento incalcolabile pone, però, una domanda: “Ma chi sono i santi?”. Se quelli del calendario...
Solennità di Tutti i Santi: beati perché piccoli e umili
“La beatitudine inizia dall’umiltà” (Il discorso del Signore sulla montagna). Potremmo tradurre questa espressione di Sant’Agostino che commenta il capitolo 5 di Matteo, con “La felicità si trova nell’humus, nella terra, cioè nel farsi terra, piccoli, umili”.
E di piccolezza e umiltà ci parlano le Beatitudini nella Solennità che celebriamo in questa domenica: quella dei santi, di ieri e di oggi, i cui volti risplendono lungo i secoli e ci testimoniano che è possibile vivere secondo il Vangelo del Regno. Questo cammino di beatitudine e di santità tracciato da Gesù comincia con quel suo discorso sulla montagna, vicino alla città di Cafarnao, nella cosiddetta “Galilea delle genti”. È un luogo di commerci, di intrecci di culture e religioni, di contraddizioni: un luogo “impuro”, poco raccomandabile, quindi, per un Maestro della Legge.
Gesù, però, preferisce mescolarsi alla gente, predicare nelle sinagoghe, compiere miracoli e segni presso il popolo, con l’obiettivo di annunciare che il Vangelo è per tutti.
Proprio a questa gente Gesù parla su un’altura sopra il lago di Tiberiade e usa parole che resteranno “scolpite nella storia”, capaci di far nascere sentimenti di consolazione e di forza, di generazione in generazione.
Gesù parla di ciò che tutti cerchiamo: la felicità. E guardandosi intorno descrive chi sono per lui i beati, le persone felici.
Ma cosa intende Gesù con felicità? Come risuona questa parola agli orecchi delle persone in quel momento, in quel tempo storico segnato da dominanti e da dominatori, da ricchi e da poveri? Allora come oggi, possiamo credere che può essere felice solo chi ha soldi, salute, una buona posizione sociale, qualcuno a cui le cose vanno sempre bene.
Gesù, invece, proclama beati i piccoli, i poveri, coloro che cercano la giustizia, gli afflitti. Il suo è un programma che risulta rivoluzionario, ma allo stesso tempo destabilizzante. Perché le persone che sono davvero povere, quelle che sono schiacciate dagli altri, sanno che non c’è nulla di felice nell’essere spogliati, affamati e dimenticati.
E anche oggi il mondo, di certo, non premia le buone intenzioni e le persone gentili; non sono i miti a ereditare la terra, bensì i forti e i prepotenti, coloro che conquistano tutto lo spazio e pretendono anche quello degli altri. Coloro che Gesù chiama beati, per chi conta nel mondo, sono perdenti, emarginati, tristi, falliti.
Come dobbiamo leggere, allora, le Beatitudini? Sono, forse, “un premio di consolazione” per chi non ha più speranza? O, forse, fanno intravvedere semplicemente una felicità futura, che chiede di rassegnarsi al presente?
Questa non è, di certo, la logica del Vangelo! Gesù con queste parole proclama che si può essere beati, anche restando dentro le situazioni che non sembrano per nulla favorevoli; si può essere felici di una felicità che non ci siamo costruiti noi, che non è risultato della nostra bravura, del nostro sforzo.
Oggi come ieri, nei momenti più difficili e drammatici, dove sembra che il male e l’ingiustizia abbiano la meglio, “vengono fuori” i santi: uomini e donne che hanno accettato la sfida di non rassegnarsi al presente, che si fanno umili, piccoli, si abbassano per comprendere, ascoltare, accogliere. Si adoperano per relazioni umane più giuste e fraterne, per una vita serena e dignitosa per tutti, per una felicità condivisa e non trattenuta per sé, per una pace che è frutto di mani operose e “cuori pensanti”!
Se ci lasciamo interpellare fino in fondo dal Vangelo, le Beatitudini chiedono anche a noi, in modo chiaro, di decidere da che parte stare, e di chiederci da chi o da che cosa facciamo dipendere la nostra beatitudine, la nostra felicità.
È il Signore stesso a “fare il passo” e ci invita a seguirlo, a imitarlo: quello con lui è un cammino sicuro e luminoso, perché fatto in compagnia di tanti fratelli e sorelle, e perché lui stesso per primo l’ha vissuto. Lui, il Maestro, è il primo Beato. (sorella Francesca Daminato - Discepole del Vangelo, Treviso)



