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XIX Domenica del Tempo ordinario. Incontro al “maestro dell’impossibile”

Anche oggi il Signore assicura la sua presenza nelle “moltiplicazioni” e “tempeste” che viviamo e che abitano il nostro mondo
04/08/2026

Dopo l’entusiasmo travolgente dell’esperienza della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il Vangelo di Matteo ci presenta un cambio repentino di scenario. I discepoli vengono letteralmente costretti da Gesù a salire su una barca che li avrebbe portati all’altra riva del lago. Gesù non li lascia gustare il piacere dell’evento straordinario appena vissuto, ma li spinge oltre, li invita a procedere nel cammino compiendo una traversata. Da soli, in mezzo alle onde che infuriano, al vento che si abbatte con violenza, l’entusiasmo di un miracolo che ha saziato più di cinquemila persone lascia il posto a un’esperienza avversa, di notte oscura, di profonda fragilità. La sicurezza lasciata sulla riva sembra ormai lontana. Proprio in quel momento all’orizzonte si vede arrivare qualcuno e la paura prende il sopravvento tra le grida concitate. Un miraggio? Un’allucinazione? Un fantasma? No, è proprio Gesù, che precede i suoi discepoli nei luoghi più imprevedibili e improbabili. Gesù non li lascia soli, abbandonati a loro stessi.

Ed ecco Pietro, con il suo stile inconfondibile, che con un grande slancio esclama: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Pietro è audace, non chiede a Gesù che cessi la tempesta ma, appunto, di poter camminare sul mare in tempesta. La sua richiesta trova motivo di essere accolta da Gesù, che acconsente. Ora è la vera prova della fede, è il punto di non ritorno, il momento di rischiare tutto. E Pietro va, cammina sulle acque con Gesù, finché non distoglie lo sguardo da Lui, concentrando la sua attenzione sul vento forte che infuria nella notte. Pietro comincia ad affondare quando viene meno la sua fiducia in Gesù, quando dà più ascolto alla paura che gli ripete “Non ce la puoi fare!”, piuttosto che alla parola di Gesù, che in modo deciso gli aveva detto: “Vieni!”.

Con prontezza e slancio Gesù allunga la mano verso di lui. Pietro sperimenta di non potercela fare da solo e di essere salvato quando sta per affondare. “Io ci sono e ti tendo la mano, fidati di me”: Gesù ci rivolge questo appello e ci raggiunge proprio quando sperimentiamo il nostro limite e quello del mondo che abitiamo, proprio quando viviamo senza fiducia, chiusi nei nostri dubbi e nella sensazione che tutto sotto i nostri piedi stia per crollare. San Charles de Foucauld, meditando questo brano, definiva Gesù come il “maestro dell’impossibile”. Per il santo francese, Gesù, con il suo “Vieni!” e con la sua mano tesa, mette in una condizione di possibilità ogni situazione umanamente “impossibile”. Non c’è condizione dell’uomo che sia perduta per sempre.

Nell’esperienza gioiosa di una moltiplicazione, in quella più tragica e paurosa di una tempesta in mare con il rischio di affondare, Gesù non lascia soli i suoi discepoli e quanti vanno da lui con il desiderio di incontrarlo. Anche oggi il Signore assicura la sua presenza nelle “moltiplicazioni” e “tempeste” che viviamo e che abitano il nostro mondo. È presente nei gesti di bontà e di affetto che riceviamo senza averli meritati. È presente nell’impegno quotidiano a vivere la nostra fede nel luogo di lavoro e in famiglia. È presente nel coraggio di donne che decidono di uscire da una situazione di violenza domestica. Gesù c’è anche là dove fatichiamo a crederlo possibile: nei propositi di male, di odio e di vendetta che abitano i cuori dei popoli in guerra; nello scoraggiamento che a volte prevale guardando al mondo di oggi; nelle crisi che mettono alla prova le nostre scelte di vita; nella nostra malattia o in quella delle persone che amiamo.

È un dono e, allo stesso tempo, un compito la capacità di vedere e sperimentare la sua presenza in ogni condizione della vita. Ritrovarlo, dopo tutto, dentro la vocazione alla quale ci ha chiamato, nei fratelli e nelle sorelle che ci sono accanto, nei poveri e nei piccoli gesti di bontà e speranza quotidiani, donati e ricevuti, ci incoraggia ad “affrontare senza esitare i più insormontabili ostacoli”. È proprio in essi che, come diceva frère Charles, possiamo fare esperienza della sua presenza e continuare il cammino ogni giorno, fidandoci delle possibilità che Dio mette sulla nostra strada.

sorella Chiara Pozzobon

Discepole del Vangelo, Torino

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