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Disuguaglianze educative: non sono fatalità, ma effetti di scelte

Il 24 giugno si è celebrata la Giornata nazionale delle periferie urbane, istituita con la legge 170/2024, nel nome della piccola Fortuna Loffredo, scomparsa tragicamente nel 2014 a Caivano. Una ricorrenza che chiama enti pubblici, associazioni del Terzo settore e istituzioni scolastiche a promuovere insieme iniziative di sensibilizzazione e analisi per contrastare il degrado economico, sociale, culturale e abitativo dei quartieri più fragili. Save the Children, su fonti Istat, con la ricerca “I luoghi che contano”, pubblicata nel maggio 2026, ha restituito un quadro che merita attenzione anche nel comune nel quale ha sede Isre, il nostro Istituto di ricerca educativa. Nelle quattro aree di disagio socioeconomico urbano individuate a Venezia, il 30,8% delle famiglie vive in povertà relativa contro il 17,7% della media cittadina, e il tasso di abbandono o ripetenza scolastica raggiunge il 21,7%, quasi tre volte la media delle altre zone della città. Venezia registra il differenziale più elevato tra aree fragili e resto della città: una forbice sull’abbandono scolastico che supera i 13 punti percentuali. La scuola è uno dei luoghi in cui queste disuguaglianze si manifestano più chiaramente e anche uno dei pochi in cui è possibile contrastarle. Il tempo pieno nella scuola primaria, ad esempio, non è solo una misura organizzativa: è un presidio educativo, un luogo sicuro, un sostegno concreto per le famiglie in difficoltà. In Veneto, il 54,6% delle famiglie ha richiesto questa opzione per l’anno 2025-26 (fonte Usr per il Veneto), segnale di una domanda diffusa che chiede risposte anche nei quartieri periferici. La Giornata del 24 giugno è un’occasione per ribadire alcune convinzioni che orientano i valori della nostra ricerca educativa: le disuguaglianze educative non sono fatalità, ma effetti di scelte su dove si investe e su come si organizzano i servizi. I dati servono, ma non bastano: occorre ascoltare i territori e costruire comunità educative che tengano insieme scuola, famiglie, parrocchie e associazioni.

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