venerdì, 17 aprile 2026
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Social vietati per legge agli under 16? Cresce il dibattito

Secondo il presidente del Veneto, Alberto Stefani, occorre “mettere al centro la salute dei giovani e il loro benessere psicologico”

“Occorre cambiare prospettiva e rimettere al centro la salute dei giovani e il loro benessere psicologico. Ne va della sicurezza delle famiglie e del futuro della nostra comunità”.

Con queste parole, il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani si appella alla politica e ricorda: “L’ultimo disegno di legge che ho firmato da componente della Camera dei deputati va in questa direzione e prevede lo stop all’utilizzo dei social network per i minori di 14 anni. A quell’età i giovani hanno bisogno di esperienze vere e incontri reali, non di finzione. E, soprattutto, devono essere tutelati dal rischio di emulazioni e dall’esposizione a contenuti violenti che possono influenzarli e spingerli a commettere reati nel mondo reale - insiste Stefani -. La Regione del Veneto sta facendo la sua parte per promuovere il benessere psicologico e prevenire forme di disagio. Il testo che ho depositato nei giorni scorsi, per l’istituzione dello psicologo territoriale, ne è un esempio”. E anche la proposta di legge regionale per regolare l’uso degli smartphone tra i giovanissimi (vedi box).

In questa direzione va, anche, il forum “Social media e minori: un quadro protettivo comunitario per famiglie e adolescenti”, che si è tenuto lunedì 13 alla Camera dei deputati, a Roma, dov’era presente il Forum delle Associazioni Familiari, tramite il suo presidente Adriano Bordignon, per sostenere la presentazione della nuova Fondazione Patti digitali ets, presieduta da Mario Gui, docente di Sociologia dei Media all’Università Bicocca, e promuovere un momento di confronto pubblico, bipartisan.

I dati, come hanno sottolineato tutti i presenti, a cominciare da Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile al Bambin Gesù, ed Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione dipendente digitali della Società italiana di Pediatria, presentano gli effetti estremamente negativi dell’esposizione agli schermi e dell’accesso ai social troppo anticipati: disturbi mentali, ansia, depressione, autolesionismo, aggressività. Reazioni gravi dovute alla dipendenza dal cellulare, con, perfino, ragazzini che giocano d’azzardo online e che navigano in siti pornografici.

Ormai, tra l’altro, è conclamato che l’uso dei device a scuola non porta a miglioramenti nell’apprendimento. Anzi, la precocità digitale è negativamente correlata alle performance scolastiche.

È chiaro a tutti, allora, che bisogna porre al centro il benessere fisico e psicologico del minore, fissando per legge un’età minima indispensabile per essere sui social. “I social amplificano opportunità, ma generano rischi enormi per i minori - ha detto Adriano Bordignon -. E le famiglie ne pagano il prezzo più alto. Non lasciamo soli i genitori e le persone con responsabilità educative di fronte alla complessità e invasività del fenomeno. Serve un quadro normativo protettivo che metta la salute dei più deboli e dei più fragili al primo posto, in una logica comunitaria integrata e a fianco di questo è evidente come sia necessario stutturare un impianto educativo rivolto ai ragazzi, ma anche ai loro genitori e agli adulti di riferimento”. E ha ricordato che gli algoritmi di Meta e TikTok sono progettati per produrre l’80% dei ricavi da pubblicità agli under 18.

Diventa necessario che gli adulti si formino e diventino responsabili e credibili di fronte ai minori, smettendo loro stessi, per primi, un uso smodato del telefonino, per lasciare spazio a relazioni familiari di qualità. “Diventa inutile pretendere che siano i social a fare i guardiani - ha aggiunto Bordignon -, se poi sono i genitori stessi a giurare che l’account è loro, che il figlio lo usa solo ogni tanto. Non esiste verifica dell’età, sistema di parental control o moderazione algoritmica che regga, se poi sono gli adulti i primi a sabotare il meccanismo”.

Ma devono essere aiutati da una legge per regolare il mondo digitale, social e piattaforme. In Italia ci sono almeno quattro proposte di legge: una bipartisan a firma Marianna Madia (Pd), presente al forum, e Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia), presentata a maggio del 2024, modificata e riscritta per armonizzarla con il regolamento europeo, accolta con favore da entrambi gli schieramenti, ha subito uno stop inatteso in un consiglio dei ministri dello scorso ottobre.

Tutti ormai sono concordi che serva un blocco automatico dei social almeno per under 16, con verifica d’età obbligatoria via Id digitale, come già avviene in Francia e Australia. Poco importa se in quest’ultimo Paese il Vpn (possibilità di collegarsi nascondendo l’indirizzo Ip, ndr) è schizzato alle stelle. È anche necessario il divieto di pubblicità mirata ai minori.

Ma se non lasciamo che i ragazzini usino il cellulare, dobbiamo offrire loro delle alternative allettanti. Ecco lo scopo dei Patti digitali, in cui sono coinvolti genitori, istituti scolastici, oratori e istituzioni intorno ad alcune regole di base da condividere per l’educazione digitale dei ragazzi, con esperienze positive presentate nel corso del forum, tra cui Treviso, portato a esempio dall’assessora alle Politiche giovanili, Gloria Sernagiotto.

Proprio sabato 11 aprile, il giardino delle scuole Mantegna, dell’Itc 3 Felissent, è diventato il cuore pulsante di una comunità che ha scelto di “disconnettersi” dai dispositivi digitali per “riconnettersi” con le relazioni umane. Per tutto il pomeriggio ha ospitato laboratori, sport e musica, dedicato a famiglie e studenti, con un obiettivo ambizioso: promuovere un uso consapevole della tecnologia.

Si è trattato della seconda edizione di questo evento, promossa dal Gruppo genitori dei Patti digitali e dal Comitato genitori dell’Istituto, nell’ambito del progetto “Vicinanze - Scuola e territorio per costruire il futuro”, realizzato con il coordinamento della cooperativa La Esse, e sostenuto dall’Istituto stesso e dal Comune di Treviso.

“I Patti digitali di comunità - è stato spiegato - nascono dalla necessità dei genitori di condividere obiettivi educativi comuni, rendendo l’intera cittadinanza partecipe nel guidare bambini, bambine e adolescenti verso un approccio critico e responsabile al mondo digitale. L’incontro di sabato è stato la traduzione concreta di questo impegno, trasformando lo spazio scolastico in un luogo di incontro positivo tra istituzioni, famiglie e realtà del territorio”.

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