Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
“Io sono con voi tutti i giorni” - Ascensione del Signore
La via che conduce Gesù al Padre è via che apre ad andare a tutti i popoli
Nella festa dell’Ascensione, il vangelo di Matteo ci aiuta a comprendere un ulteriore passaggio della relazione tra Gesù e i suoi, tra Gesù e noi, come conseguenza della sua risurrezione. Lo fa da un punto di vista che integra quanto abbiamo già ascoltato nelle domeniche precedenti grazie al Vangelo di Giovanni.
Un appuntamento in Galilea
Innanzitutto il luogo: Gesù Risorto convoca i discepoli in Galilea, nella loro terra. E’ la terra della propria origine, degli affetti e del lavoro quotidiano. E’ una terra che ospita non solo israeliti, ma anche una presenza consistente di gente da altre provenienze, religiose e culturali. Ed è dalla terra delle loro radici che li invia a tutti i popoli, in tutti i Paesi del mondo, da quella terra quotidiana in cui li aveva incontrati e chiamati fin dall’inizio. Dà loro appuntamento su un monte, luogo fisico, ma anche simbolico: è da un monte che inizia predicando le beatitudini, su un monte cerca la relazione con Dio nella preghiera, su un monte ha guarito, su un monte si è manifestato nel suo volto di Figlio di Dio nella trasfigurazione… è come se quest’ultimo monte richiamasse tutti i momenti più significativi condivisi con i suoi.
Coloro che accolgono la sua convocazione sono un gruppo ferito dal tradimento, segnato dall’averlo abbandonato nel momento del pericolo, tenuto insieme da una fede fragile, percorsa dal dubbio. Un dubbio che riguarda Gesù, la sua presenza, il loro rapporto con lui dopo la sua morte e risurrezione. Ma che possiamo immaginare riguardi anche il proprio futuro: un Maestro così sconvolgente cosa ci chiederà ancora?
Un incontro che invia grazie a una presenza che rimane
Nei loro confronti, Gesù si pone con un’autorità ancora più grande di quella già sperimentata in tanti altri momenti vissuti insieme. Il «potere» che gli è stato dato da Dio a partire dall’esperienza della morte in croce e della risurrezione è radicalmente diverso da quello che l’Avversario gli offriva all’inizio della sua missione (Mt 4,9; Lc 4,6). E’ un «potere» grazie al quale trovano un nuovo rapporto di alleanza definitiva il «cielo» e la «terra», tutto ciò che esiste, grazie alla sua scelta di rimanere fedele fin oltre la morte alla propria relazione con Il Padre. Ed è per questo che lui può inviare i suoi a tutte le genti, ben oltre ormai i confini di Israele. Non a dominare, come ci si attendeva dal Messia trionfatore, ma a chiamare a seguirlo come discepoli, scegliendo di lasciarsi immergere (=battezzare) nell’esperienza di Dio quale lui l’ha vissuta e donata ai suoi, esperienza di relazione infinitamente creatrice di vita tra Padre Figlio e Spirito Santo. Un rito, quello del battesimo, che fa sperimentare relazione nuova anche tra coloro che vengono immersi in questa esistenza risorta, e che rende capaci di “custodire e compiere” le indicazioni di vita da lui consegnate ai suoi.
Ma tutto questo poggia su una scelta fatta da Gesù il Risorto: quella di essere da allora in poi colui che si fa vicino e rimane vicino ai suoi «fino al compimento del mondo». E’ questo, nel Vangelo secondo Matteo, il modo in cui il Risorto “va al Padre”, è scendere alle radici del nostro essere uomini e donne, discepoli suoi: “La risurrezione di Gesù potenzia al massimo la sua partecipazione alla storia” (Santi Grasso). Ed è per sua decisione, non per la fedeltà fragile e contraddittoria dei discepoli e nostra. Non “se noi saremo fedeli a lui”, ma perché lui ha deciso di rimanere per sempre l’Emmanuele, il Dio con noi, come fin da principio il Vangelo di Matteo aveva annunciato (1,23).
A partire dalla nostra “terra”
Anche a noi oggi il Crocifisso Risorto rivolge lo stesso invito, a ritornare a incontrarlo a partire dalla nostra “terra”, quel tessuto di relazioni, di affetti e di fragilità, di ferite e di solidarietà con tanti e tante altre nel quotidiano vivere. Ci invita a ritornare a far memoria viva di quanto abbiamo ricevuto dal suo Vangelo, delle sue parole di vita, dei suoi gesti di misericordia e guarigione, della sua scelta di fedeltà fin oltre la morte all’amore del Padre. E di accogliere, una volta ancora, il suo invito ad andare a proporre alla libertà di chi incontriamo di condividere l’esperienza di una relazione vitale e liberante con un Dio che ci ama. Riconoscendo con meraviglia che davvero lui rimane con noi e in mezzo a noi, uomini e donne dalla fede dubbiosa. Rimane nel dono del pane e del vino, nella preghiera per tutta l’umanità, nelle scelte di prossimità che compiamo con tanti e tante altre per il bene di tutti, a custodia di un modo di vivere che renda sempre più evidente il suo amore per noi e fra noi.
SCHEDA
La Pietra dell’Ascensione (vedi immagine)Sulla cima del Monte degli ulivi si può visitare la chiesetta dell'Ascensione. Lì, su una pietra, che si trova al centro dell'edicola ottagonale è conservata l'impronta del piede destro di Gesù. Ignazio di Loyola amava recarsi a pregare sul luogo che conservava le ultime impronte terrene del corpo del Signore, ripeteva di desiderare che Gesù imprimesse sul cuore segni così profondi come erano quelli che aveva lasciato sul terreno.



