Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Tre “giovani” testimonianze da Lourdes, dove si vive la gioia di servire
Il nostro pellegrinaggio a Lourdes come volontarie è iniziato con diversi dubbi. Prima di tutto non sapevamo se saremmo state all’altezza dell’esperienza.
Il viaggio è cominciato il 26 agosto con partenza dalla stazione ferroviaria di Treviso, per poi concludersi il 1° settembre.
Il nostro servizio è iniziato già in treno. Infatti, è proprio grazie alle ore di viaggio che abbiamo avuto modo di conoscere gli altri volontari e gli ammalati. Questi ultimi si trovavano in un vagone attrezzato che chiamiamo barellato. Questo è proprio il cuore del treno bianco dell’Unitalsi, perché è dove si instaurano legami profondi, dove le nostre insicurezze iniziali sono passate in secondo piano, lasciando spazio a sorrisi e risate. Tuttavia, ci sono stati anche momenti di fatica, come vedere quanta sofferenza affrontano ogni giorno gli ammalati, dovendo spesso dipendere dagli altri e, forse, arrivando a sentirsi un “peso”; ma alla fine siamo finiti noi a dipendere da loro, perché senza di loro questo viaggio a Lourdes non sarebbe stato così ricco di significato. Essere loro di aiuto ha fatto sentire noi giovani veramente importanti. Abbiamo provato forti emozioni anche nei tre giorni di permanenza a Lourdes, in particolare nella nostra prima entrata al santuario, quando la sensazione è quella di un abbraccio accogliente, o di fronte alla grotta, dove sembra di trovarsi in un’oasi di pace e tranquillità, immersi in un’atmosfera unica; come unica è stata l’esperienza del Flambeaux, una processione simile alla Via crucis che si tiene ogni giorno dell’anno alle 21, dove viene portata la statua di Maria, accompagnata dalla luce delle candele che ogni pellegrino ha in mano. Noi vi abbiamo preso parte al fianco degli ammalati e, poi, siamo riuscite anche a vederla dall’alto: in quel momento la sensazione è̀ stata quella di trovarsi di fronte a un cielo stellato o a tante piccole lucciole che rompono il buio della notte.
È stato bello vivere questa esperienza con altri giovani, con i nostri parroci e gli altri sacerdoti e con il nostro Vescovo, oltre che insieme alle sorelle e ai barellieri dell’Unitalsi, al personale medico, una grande famiglia di persone che si dedicano agli altri.
Il nostro servizio ai pellegrini, e ai malati in particolare, consisteva principalmente nell’aiutare in refettorio per la colazione, il pranzo e la cena, portando i pasti, e in certi casi anche nel dare da mangiare agli ammalati che non erano autonomi nel farlo. Inoltre, avevamo il compito di accompagnare gli ammalati in carrozzina nei vari luoghi previsti dal programma, come la chiesa di Santa Bernadette, la grotta o la chiesa di San Pio X e anche nel comprare alcuni ricordi di questo pellegrinaggio. Un’esperienza che ha coinvolto solo noi giovani, è stata la visita alla comunità Cenacolo, che è un centro di accoglienza per persone con varie dipendenze; lì abbiamo ascoltato la testimonianza di due persone che, grazie alla comunità e alla preghiera, sono riuscite a uscire dai loro problemi. Questo e anche le testimonianze di due malate ci hanno fatto riflettere su come sia possibile affrontare gli ostacoli della vita grazie alla fede in Dio.
Ogni attimo vissuto ci ha regalato la consapevolezza di valere per quello che siamo e che ogni nostro gesto di altruismo o di condivisione, seppur piccolo, può avere un grande valore per gli altri. Concluso questo pellegrinaggio, portiamo a casa il ricordo di una vera famiglia che non lascia mai indietro nessuno.
Annalisa, Elisa, Eleonora



