giovedì, 03 settembre 2026
Meteo - Tutiempo.net

Rientro a scuola, Marco Bussetti, direttore Ufficio scolastico del Veneto: “siamo pronti”

A una settimana dalla prima campanella ufficiale, facciamo il punto con Marco Bussetti, direttore dell’Ufficio scolastico del Veneto su nuovi presidi, assunzioni del corpo docenti e inverno demografico

“Siamo pronti. Nuovi dirigenti scolastici entrati in ruolo, nuovi docenti e personale Ata. Quest’anno c’è stata un’altra «infornata» di presidi che ci permette di guardare con sempre più tranquillità alla gestione delle scuole venete. L’inverno demografico non è certo un bene per la salute della nostra comunità, ma anche questo contribuisce ad avere classi attorno ai venti alunni e istituti scolastici in grado di soddisfare pienamente la domanda di istruzione”.

Le prime parole di Marco Bussetti, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto, prefigurano un anno scolastico sereno, almeno dal punto di vista del personale e delle strutture nel Veneto.

“Anche quest’anno dalle nomine è emerso che il Veneto è ambito in particolare da chi vince i concorsi nel Sud Italia. La nostra regione è un crocevia di passaggio per molti neoassunti che provengono da altre regioni. Naturalmente il nostro auspicio è che si fermino qui e che contribuiscano a dare stabilità e continuità alla nostra didattica”.

Per una buona scuola basta avere personale e le strutture?

Le scuole devono avere cura dei rapporti con il territorio. Occorre aprire collaborazioni, considerando che le nostre proposte formative sono un valore aggiunto per il territorio. Questo vale in particolare per il successo del nuovo percorso professionalizzante 4+2. Docenti e dirigenti devono saper fare squadra con gli amministratori locali e con i portatori di interesse del territorio. Noi, in Veneto, tra l’altro, siamo avvantaggiati da una discreta omogeneità territoriale. Le varie zone hanno caratteristiche simili e una popolazione scolastica ben distribuita.

Nello scorso anno ha preoccupato la presenza di classi quasi interamente composte da bambini italiani di seconda generazione, figli di immigrati.

Il problema esiste in alcune scuole dell’infanzia. In generale, con il buon senso, cerchiamo di equilibrare la distribuzione degli studenti, in modo da evitare una concentrazione eccessiva e garantire a tutti - sia agli alunni italiani figli di genitori italiani sia agli alunni italiani di seconda generazione, figli di genitori stranieri - le migliori condizioni per studiare bene. Ovviamente, dove i numeri lo consentono. Quando accade che proprio non ci sia la possibilità di un equilibrio, dobbiamo prendere atto della nuova situazione sociale, di cui la scuola non è responsabile.

Lei viene dal mondo dello sport. Come va lo sport a scuola?

Mi pare che stiamo perdendo terreno rispetto ad altre nazioni. Lo sport a scuola va fatto con cura ed è un potente mezzo educativo. Serve in particolare per recuperare quelli che non fanno attività agonistica, va fatto con costanza. Come lo facciamo oggi rischia di essere poco produttivo, nonostante la buona volontà dei docenti.

Ci sono novità per il prossimo anno scolastico da evidenziare?

Piuttosto evidenzierei la continuità. Ovvero, perfezionare quello che abbiamo messo a terra negli anni passati. Abbiamo organici sempre più stabili, miglioriamo la programmazione e offriamo continuità. Dunque, facciamo le cose per bene e questo migliorerà ancora la scuola veneta che, come è noto, è ai primissimi posti nei dati Invalsi e ha abbattuto la dispersione scolastica.

Si parla tanto di social e di divieti.

A scuola, come è noto, non si può usare il cellulare. Altri device sono permessi per ragioni didattiche. Per il resto del tempo, inviterei a riflettere. La storia ci ha insegnato che i divieti rimbalzano indietro. Noi, come scuola, cerchiamo di educare all’uso consapevole di questi strumenti.

Sarà l’anno dell’Intelligenza artificiale a scuola?

Noi siamo preparati. Molti docenti si sono aggiornati con i corsi realizzati con i fondi del Pnrr. Anche qui tutto dipende dall’uso che se ne fa. La scuola deve insegnare ad adattarsi ai cambiamenti, ad avere capacità critica. Lo dico perché non parlerei di Intelligenza artificiale, non è corretto. L’intelligenza è altra cosa. L’intelligenza è la capacità di comprendere, apprendere, ragionare e risolvere problemi, adattandosi a situazioni nuove e utilizzando le conoscenze acquisite per raggiungere uno scopo. In parole semplici: essere intelligenti significa saper capire ciò che accade, imparare dall’esperienza e usare ciò che si sa in modo efficace. Questo fa la scuola.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio