Questo affollamento incalcolabile pone, però, una domanda: “Ma chi sono i santi?”. Se quelli del calendario...
“Così rammendiamo l’Africa”. A Mussetta di san Donà la testimonianza di don Dante Carraro e di due medici Cuamm
L’oratorio parrocchiale di Mussetta di Piave era pieno in ogni ordine e grado, usando una metafora calcistica, domenica scorsa 25 ottobre. Erano infatti circa 200 le persone presenti all’incontro “Carità senza confini”, promosso dalla commissione Carità della Collaborazione pastorale di San Donà di Piave, insieme all’associazione missionaria salesiana Dim.mi, il Centro missionario della Diocesi di Treviso e Medici con l’Africa Cuamm.
L’incontro era incentrato proprio sul racconto dell’esperienza e sulla testimonianza dei medici del Cuamm: ospite d’onore don Dante Carraro, direttore del Cuamm, accanto a lui c’erano il dottor Enzo Facci e la dottoressa Irene Del Rizzo, entrambi sandonatesi ed entrambi con delle esperienze di lavoro in Africa con il Cuamm.
L’incontro, moderato da Giorgio Boem, collaboratore per il sandonatese della Vita del Popolo, è iniziato con una serie di domande che hanno coinvolto i partecipanti e che hanno permesso di conoscere meglio la realtà locale, nazionale e africana. Un dato su tutti: in un anno, nell’ospedale di San Donà di Piave, che conta circa 240 posti letto, avvengono circa 480 nascite; nell’ospedale di Wolisso, dove ha operato il dottor Facci, che conta di circa 160 posti letto, in un anno ci sono circa 4.000-4.500 parti! E generalmente, dopo 6 ore le mamme partorienti vanno a casa con il bambino.
L’incontro è proseguito alternando riflessioni e condivisioni da parte dei testimoni alle provocazioni proposte dal moderatore, che hanno permesso di conoscere meglio il Cuamm e le sue attività, a momenti di testimonianza delle proprie esperienze.
Facci, medico chirurgo, è stato per diversi anni direttore sanitario dell’ospedale di Wolisso, uno dei più grandi dell’area in cui si trova in Etiopia e che serve oltre un milione e mezzo di persone del territorio. Fa effetto, per esempio, sapere che nel reparto dove nascono dieci volte tanti bambini rispetto a San Donà, sono presenti un medico ginecologo, una ostetrica e un solo pediatra. O che, purtroppo, è presente il Reparto di malnutrizione, dove spesso i papà assistono i figli, mentre le mamme sono a casa con gli altri bambini, e dove, ad esempio, la decisione dell’Amministrazione Trump di tagliare gli aiuti ad Usaid, l’agenzia governativa che sosteneva ed aiutava attività umanitarie anche in Africa, ha costretto a ridurre notevolmente la fornitura di medicinali e formule che aiutavano proprio i bambini malnutriti.
Don Dante Carraro ha spiegato, in merito, che, ad esempio, in Mozambico il budget sanitario è per il 65% destinato al personale, per il 25% alla copertura degli interessi sul debito verso i Paesi che sostengono il Paese e solo per il 10% per le infrastrutture, i medicinali, le dotazioni sanitarie. Per cui, la riduzione degli aiuti, si traduce prima di tutto in una riduzione soprattutto di quest’ultime risorse.
La dottoressa Del Rizzo, invece, ha raccontato la sua esperienza di vivere una parte del suo percorso di specializzazione in Angola, in un ospedale rurale di Schulo, evidenziando l’attenzione del Cuamm alla formazione dei giovani medici nell’ambito del progetto Jpo (Junior project office). Con la sua testimonianza, come ripreso successivamente anche da don Dante Carraro, ha permesso di comprendere come il sistema sanitario pubblico italiano, pur se debole e con diverse criticità, non deve essere dato per scontato. Ad esempio, ciò permette di ridurre a 3-4 morte all’anno le donne partorienti, laddove invece questo numero, in Africa, raggiunge le 260 mila unità.
In conclusione, forse la domanda più ficcante: cosa ognuno avesse imparato dalla propria esperienza. “Lavorare con poco non vuol dire lavorare male e ascoltare prima di parlare”, è stata la risposta di Irene Del Rizzo. “La dignità nella povertà, la resilienza, la fragilità delle persone, ma nonostante questo la gioia, la positività nell’affrontare la vita, il senso di comunità” sono l’insegnamento che più ha toccato Enzo Facci.
Telegrafica, ma efficace, anche la chiosa finale di don Dante Carraro, per il quale la lezione di vita più significativa è stata quella di passare “dal lamento al rammendo”, da un approccio basato su continue lamentazioni per le cose che non vanno alla costruzione di relazioni che, in fondo, sono quelle che costruiscono anche il Regno di Dio.



