Questo affollamento incalcolabile pone, però, una domanda: “Ma chi sono i santi?”. Se quelli del calendario...
Aprire le case con fiducia: l’emergenza abitativa al centro del dibattito
Ognuno di noi dovrebbe avere un alloggio e un riparo adeguato. Ma così non è, a Treviso, in Italia, come nel resto del mondo. Possiamo fermarci e prendere atto di questa situazione, oppure possiamo muoverci e fare qualcosa di concreto perché il diritto a un’abitazione diventi realtà. In tanti si sono mossi giovedì sera, 22 ottobre, per prendere parte alla quarta serata della Settimana sociale dei cattolici trevigiani, promossa dall’Azione cattolica di Treviso, e curata da “Partecipare il presente” (nel programma della Scuola di formazione socio-politica) in collaborazione con Spazio civico, dal titolo: “Farsi casa. Soluzione al problema dell’abitare”. E soluzioni al problema di una fiducia che manca, se tante case rimangono vuote mentre tante persone cercano casa e non la trovano. L’intervento del vescovo, mons. Michele Tomasi, allora, si è focalizzato proprio sull’accoglienza e sul ricreare fiducia, sottolineando come “nella Scrittura, la questione della casa non è un tema tra gli altri. Il Vangelo di Luca apre la storia di Gesù con un problema di alloggio. «Non c'era posto per loro». Un giorno ci verrà chiesto «Ero straniero, mi avete accolto». La memoria di essere stati senza casa non è nostalgia, è scuola di ospitalità. Chi ricorda di essere stato forestiero, sa riconoscere oggi chi cerca una casa”.
A tutti gli intervenuti è stato fatto omaggio di un “Breve manuale dell'abitare”, a cui il Vescovo ha fatto riferimento, riprendendo, nel contributo di “Partecipare il presente”, il fatto che “ci sono le case, probabilmente manca la fiducia per aprirle”. Quindi, “la crisi dell'abitare non è una crisi di mattoni. L'urbanista Elena Granata lo definisce un paradosso tra i nostri. L'Italia è tra i Paesi con più vani per abitante, la sua popolazione diminuisce, eppure chi cerca casa non la trova perché la rendita del mercato delle abitazioni rende scarso un bene che scarso non sarebbe. La Caritas diocesana, in una relazione all'interno del Cammino sinodale della nostra diocesi descrive una piramide impietosa. In cima di chi è in affitto c'è l'uomo solo, con uno stipendio alto. Alla base la famiglia straniera con figli. Una donna sola è già guardata con sospetto. E poi la famiglia in regola con i pagamenti, ma raggiunta dallo sfratto perché l'alloggio rende di più come affitto breve” ha aggiunto mons. Tomasi. Il problema dei proprietari di casa che preferiscono gli affitti brevi, per non incorrere in mancati pagamenti o danni, è emerso con prepotenza negli ultimi tempi.
Proprio per cercare di creare questa rete, alla serata erano presenti Paola Roma, assessora regionale ai Servizi sociali e Politiche abitative, Ivo Nardi e Federico Callegari, dell’Osservatorio Economico Cciaa Belluno - Treviso, Simone Schiavinato e Alberto Baccichetto, della cooperativa La Esse.
L’assessora regionale Roma: in arrivo da Roma e dal Veneto i bandi per le politiche abitative
“La Regione Veneto ha stanziato 50 milioni di euro, 25 milioni legati all’Erp, edilizia residenziale pubblica, e 25 milioni legati all’Ers, edilizia residenziale sociale, a disposizione di due bandi che usciranno a breve, dopo l’uscita del Piano casa del Governo, perché le opportunità che si stanno sviluppando non solo a livello Veneto, ma a livello nazionale sono indirizzate a dare una risposta territoriale al problema abitativo”. L’assessora regionale Paola Roma ha spiegato le differenze dei due interventi, ma anche di tutta una serie di provvedimenti “che legano al problema dell’abitare anche il mondo del terzo settore, in particolare la parte dell’accompagnamento all’abitare”, così come il mondo delle imprese.
Il riferimento è al Piano casa che si compone di più linee, “una prima linea che esce in questo, che è legata a pubblico per alloggio”. Altre linee coinvolgono il pubblico su privato, altre ancora il privato su privato, ha aggiunto Roma. Bisogna, ovviamente, attendere i bandi.
L’assessora ha fatto poi riferimento a un’opportunità che riguarda anche l’aspetto intergenerazionale, da una parte l’housing universitario e dall’altra il social housing, parendo anche ad altri ambiti del sociale, lavorando anche con Ater, Terzo settore e centri antiviolenza”. Un accenno, poi, agli Ats (Ambiti territoriali sociali), a cui sono legate anche le politiche abitative. “Su questo tema è emerso che non tutti i Comuni hanno dell’edilizia residenziale pubblica, il che significa che se c’è un’emergenza, in quel territorio non c’è una risposta, ma tutti i Comuni che fanno parte dell’ambito devono collaborare insieme per dare delle risposte, con una visione più ampia, perché l’emergenza può sempre accadere e c’è la necessità che i territori lavorino insieme”.
Osservatorio economico Cciaa Belluno - Treviso: i dati sono impietosi, servono riforme coraggiose
Quanto è alta la febbre casa nel nostro territorio? “I prezzi delle case negli ultimi 5 anni sono cresciuti del 34%, gli affitti del 30%, fino anche al 60%, come a Belluno” è lo spaccato dato da Federico Callegari, del Comitato scientifico dell’Osservatorio economico della Camera di Commercio di Treviso-Belluno. Ai dati precedenti, si aggiunge il +9 % di sfratti, “ perché la rendita breve del turismo paga di più. Ma “felice è quel turismo che convive con la comunità di residenti”. E a fronte di queste dinamiche di mercato - ha spiegato Callegari - c’è una carenza oggettiva di housing sociale, di case abbordabili. Secondo una recente ricerca Nomisma, di aprile 2026, in Italia l’housing sociale arriva al 2-4% sullo stock abitativo contro il 7% della media Ocse. In Austria il 24% dello stock di case è housing sociale. In Italia, quasi l’8% è vuota perché ha bisogno di manutenzione straordinaria, un 3% è occupata, abusiva”. Nella Marca quasi 70 mila abitazioni su 431 mila censite risultano vuote. Nel decennio 21-31, “spariranno 120.000 giovani da 0 a 14 anni. Nel momento in cui non mettiamo in condizione i giovani di farsi autonomi, di fare famiglia”, perdiamo definitivamente attrattività. Non solo, “mancheranno 143.000 persone in età lavorativa. I due bacini occupazionali che possono mitigare il fenomeno sono le donne e i migranti. Senza la forza lavoro dei migranti, chiude quell’azienda e perde il lavoro anche il nostro concittadino. Come Camera di Commercio facciamo attività di orientamento, ci stiamo impegnando sull’alfabetizzazione dei migranti, il primo investimento per creare l’accompagnamento all’abitare, all’educazione, all’integrazione, a non farci male al lavoro”. Per le donne rimane il tema della conciliazione vita-lavoro che incide sulla casa, perché “se le case si svuotano, chiudono anche i servizi di prossimità, muoiono i nostri quartieri”. Poi, +217.000 di residenti over 65. “Ci sono nuove fragilità da affrontare. Si stanno sperimentando anche nel nostro territorio, modelli innovativi di cohousing, di convivenza intergenerazionale. La casa è un tema emblematico che non si può risolvere con la massimizzazione del profitto individuale”. Aumentano le fragilità fisiche, sociali, le tante persone sole, non solo anziani, ma anche i separati, le donne sole con figli. A questi occorre dare risposta con “coraggio e innovazione sociale”.
La Esse - Una casa dell’uomo: esperienze di accompagnamento verso una casa propria
Le due cooperative sociali, La Esse e Una casa per l’uomo, hanno raccontato le esperienze nell’accedere alla casa oggi, quali sono le difficoltà, i blocchi, quali le svolte positive che nascono dalla risposta alla domanda, fatta anche inizialmente dal Vescovo -, “Come ricostruiamo questa fiducia?” - e che parte da una questione culturale: “Noi viviamo in un territorio in cui abbiamo sempre pensato, e molti di noi ancora lo pensano, che la casa sia una conquista individuale. Tutti noi siamo cresciuti con l’idea che se hai un bel lavoro, se sei tenace, una casa te la guadagni, prima o dopo. Stiamo scoprendo che non è più così” ha spiegato Alberto Baccichetto, La Esse. Quindi non è più un problema individuale, e “dobbiamo scoprire dei percorsi che possiamo chiamare di interdipendenza, ovvero più soggetti che si mettono in gioco assieme per trovare una soluzione. Se vogliamo superare quello stock del 2%, per arrivare a un abitare sociale che va verso il 20, 30% non possiamo pensare che sia solo lo Stato, o solo il mercato a occuparsene, ma che sia la società a mettersi in moto: del problema a casa dobbiamo occuparci tutti”.
Sono state, così, raccontate tre storie, in cui delle persone hanno incontrato queste cooperative sociali che hanno dato loro una mano a trovare, prima di tutto, nuovi legami e nuove comunità di appoggio verso una soluzione alla casa.
O la storia di Rosi, una signora italiana con una dipendenza dal gioco d’azzardo, i debiti, lo sfratto. Poi il riscatto, il cohousing sociale, prima di una casa condivisa con un’amicizia ritrovata.
L’ultima storia riguarda un’esperienza di ragazze che hanno condiviso una casa della periferia, “per mettersi alla prova, sperimentare la vita in autonomia”.



