Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Tvtor online per trovare il tutor giusto per te
Se il mese di agosto è tradizionalmente considerato il momento della sospensione e delle vacanze, è in realtà la finestra ideale per raccontare quelle storie di giovani che, mentre il mondo rallenta, mettono in moto idee capaci di incubare il futuro. Una di queste storie porta la firma e il volto di Simone Tagliapietra, 28 anni, trevigiano doc del quartiere di San Lazzaro, che ha recentemente lanciato sul web Tvtor (leggi Tutor, ma con il gioco linguistico della sigla Tv), una piattaforma pensata per rispondere a un bisogno reale e diffusissimo tra le famiglie e gli studenti: trovare il tutor scolastico giusto per recuperare una materia o potenziare il proprio metodo di studio.
Tvtor, tuttavia, non è la classica applicazione commerciale. Nasce con una filosofia precisa di accessibilità e trasparenza: nessuna quota di iscrizione, nessun obbligo di registrazione o login e, soprattutto, nessun costo intermediario per gli utenti che cercano un contatto con un docente o un tutor in ambito scientifico, matematico o umanistico. A fare la differenza è la struttura dell’algoritmo di incrocio tra domanda e offerta, che integra una fase di valutazione umana e su cui Simone ha lavorato alacremente per garantire che l’incontro tra chi cerca aiuto e chi lo offre sia il più immediato, preciso e naturale possibile. Un approccio che nasce anche dalla consapevolezza che, oggi, molte famiglie non cercano solo un aiuto per “alzare un voto”, ma una figura capace di restituire motivazione e umanità allo studio.
Per comprendere come si arrivi a un prodotto digitale di questo tipo, tuttavia, non basta analizzare le righe di codice. Bisogna raccontare la storia di chi lo ha ideato. Dietro al codice infatti c’è un percorso fatto di cadute, incontri internazionali e una visione critica sul sistema formativo attuale.
Le radici trevigiane, la psicologia e l’Adhd
Il percorso di Simone è profondamente radicato nel territorio di Treviso. Dopo le scuole elementari e medie in città, ha frequentato l’istituto Planck e successivamente il Duca degli Abruzzi a indirizzo Scienze applicate. Parallelamente ai libri, per sette anni la sua vita è stata cadenzata dai valori dello sport: ha vestito le maglie del Rugby Tarvisium e del Benetton Rugby, assorbendo la disciplina, il senso di squadra e la capacità di rialzarsi dopo un placcaggio, caratteristiche che si riveleranno fondamentali nella sua avventura imprenditoriale.
Terminate le superiori, la scelta universitaria lo porta a Verona, alla facoltà di Psicologia. Una decisione mossa non tanto dalla volontà di esercitare la professione, quanto dall’esigenza profonda di comprendere se stesso, le dinamiche sociali contemporanee e la gestione delle relazioni interpersonali. Una predisposizione verso l’analisi dei processi mentali che si era già manifestata al momento dell’esame di maturità, quando Simone decise di portare una tesina incentrata sul tema della motivazione. Per approfondire scelse di dialogare con le opere di Luigi Pirandello: così come l’autore siciliano indaga la frammentazione dell’identità e le “maschere” imposte dalla società, Simone cercava di individuare cosa muova davvero la molla interiore dell’individuo al di là delle aspettative esterne.
L’altro tassello fondamentale nel mosaico della sua crescita è la diagnosi di Adhd (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività), arrivata attorno ai vent’anni. “Stavo facendo l’Erasmus in Inghilterra e vidi la scritta Settimana della consapevolezza sulla Dislessia: all’inizio pensavo di essere dislessico”. Lontana dall’essere vissuta come un limite, la certificazione Adhd ha fornito a Simone la chiave di lettura della propria mente: una vivacità di pensiero travolgente, una spiccata attitudine a creare connessioni rapide tra mondi apparentemente distanti e una naturale inclinazione verso l’innovazione, la tecnologia e le startup.
“Durante gli anni universitari - racconta - ho partecipato al Contamination lab, un programma universitario interdisciplinare creato per far collaborare studenti di ambiti diversi su progetti digitali ad alto impatto sociale”. A partire da questo momento, svolgerà più di 15 corsi più o meno brevi, in ambito digitale e pedagogico, nell’arco degli 8 anni successivi, affamato delle conoscenze che gli mancano per poter realizzare il suo progetto, Tvtor, che combina la formazione e il digitale.
Tvtor: dall’agenzia estera alla svolta no-code
L’idea di Tvtor prende forma concretamente al rientro dall’Erasmus, poco prima dell’esplosione della pandemia da Covid-19. Confrontandosi con amici e compagni di studio, Simone nota un vuoto costante: trovare un tutor adatto per ripetizioni di discipline scientifiche e umanistiche è un processo lento, costoso e spesso affidato al caso o al passaparola.
Deciso a colmare questo divario, Simone inizia a lavorare al progetto. “Comprendevo di dover ampliare le mie competenze per dominare la digitalizzazione a 360 gradi” prosegue raccontando di aver seguito il percorso formativo di un Its a Verona specializzandosi come User experience specialist.
I primi passi operativi, tuttavia, non sono privi di insidie. Per trasformare l’idea in un’app funzionante, Simone si affida a una piattaforma internazionale e individua una società di sviluppo in India. Se da un lato l’esperienza gli permette di strutturare la prima interfaccia grafica e la logica del software, dall’altro lo mette di fronte alle reali complessità del lavoro da remoto con fornitori esteri: difficoltà di comunicazione, incertezze sulla trasparenza del team di sviluppatori, e la sensazione costante di muoversi su un terreno scivoloso dove cambiare fornitore sarebbe costato troppo.
A questo si aggiunge l’arrivo della pandemia, che rallenta i piani, ma non la sua sete di conoscenza. Appena può Simone viaggia, partecipa a workshop e programmi d’accelerazione tra Italia ed Europa, frequentando realtà come Fondazione Agnelli, H-Farm di Roncade, oltre a hub di innovazione ad Amsterdam e Barcellona. In questi ambienti affina la propria visione, ma comprende anche una grande verità del mondo delle startup: per fare il salto di qualità serve una strategia di marketing strutturata e una solida intesa tecnica.
La svolta arriva proprio da un incontro ad un evento dell’ H-Farm con un ex compagno di scuola all’Itis Planck, originario di Mogliano. È insieme a lui che inizia ad applicare le enormi potenzialità degli strumenti di Intelligenza artificiale allo sviluppo no-code. Sfruttando applicativi d’avanguardia che permettono di generare e rifinire codice complesso senza dover scrivere manualmente ogni singola riga, Simone riesce a superare le dipendenze dai fornitori esterni, perfezionare l’architettura dell’applicazione e lanciare finalmente Tvtor online.
I dubbi sulla scuola: educare o conformare?
Se oggi Tvtor è una realtà concreta e funzionante - che dovrà ora costruire efficaci strategie di comunicazione per sostenersi nel tempo -, l’intenso viaggio personale e professionale ha portato Simone a sviluppare un’articolata riflessione critica sul mondo dell’istruzione e della scuola secondaria e universitaria.
“Frequentando tanti coetanei durante lo sviluppo del progetto ho toccato con mano un diffuso senso di disinnamoramento, di smarrimento e di mancanza di passione tra molti studenti” riflette. Un dato che lo ha spinto a porsi interrogativi radicali sul ruolo dell’istituzione scolastica nella società odierna. Secondo Simone, il nodo centrale riguarda innanzitutto il rapporto tra educazione e obbedienza: “La scuola contemporanea, così strutturata e premiante, favorisce davvero lo sviluppo dello spirito critico o tende a formare studenti conformi?”, si chiede.
È qui che Simone introduce un punto decisivo: il sistema dei voti, così come è costruito oggi, rischia di diventare un obiettivo deviato. Molti ragazzi studiano per “prendere un bel voto”, non per capire davvero. Questo genera una carenza di motivazione e allontana dalla curiosità autentica.
Secondo lui, l’apprendimento dovrebbe orientarsi verso obiettivi più vivi: costruire qualcosa di concreto, collaborare per risolvere problemi reali, sviluppare idee, partecipare a sfide sane. Percorsi che accendono passione, non solo performance.
A questo si aggiunge il tema del patto educativo con le famiglie, spesso evocato ma raramente praticato: “Nella quotidianità delle scuole superiori i genitori rischiano di essere coinvolti più come esecutori burocratici che come partner nella crescita dei ragazzi”. Infine, Simone guarda alla sfida dell’Intelligenza artificiale, che rende immediatamente accessibili nozioni e contenuti teorici: “In un mondo dove l’Ia può fornire risposte in pochi secondi, ha ancora senso una scuola centrata sulla memorizzazione? O non sarebbe più urgente trasformarla in un laboratorio vivo di pensiero, creatività, intuizione e relazione umana?”.
Ed è proprio qui che Tvtor trova la sua ragion d’essere: offrire non solo ripetizioni, ma incontri umani. Tutor che raccontano come hanno superato momenti di crisi, come hanno gestito professori difficili, come hanno imparato a chiedere aiuto senza imbarazzo. Storie che restituiscono allo studente ciò che la scuola, compressa dai programmi, fatica a garantire: sentirsi capito prima di essere valutato.



