giovedì, 17 settembre 2026
Meteo - Tutiempo.net

XXX Domenica del Tempo ordinario: La legge al cuore del vivere

La domanda sul “grande comandamento” con le parole di don Fernando Pavanello

Il commento al brano odierno l’ho composto in “collaborazione” con don Fernando Pavanello, che molti ricordano. Prete della nostra diocesi, morto nel 2016, a lungo direttore della Caritas: un servizio che da un lato cambiò il volto della Caritas, dall’altro contribuì ad affinare il suo cuore. Sua è la “preghiera dei due amori” che ripropongo, e che, al di là di alcune note introduttive, è il vero “commento” al Vangelo di questa domenica – per una piena comprensione ricordo che in Luca la domanda sul «grande comandamento» precede la parabola del samaritano.

Ancora all’interno del confronto sempre più ostile tra le autorità religiose di Israele e Gesù, troviamo questa richiesta sul «grande comandamento»: una indicazione per orientarsi fra i molti comandamenti e precetti (ne avevano individuati 613) i quali dovevano aiutare a “camminare su vie di libertà” dalla liberazione dall’Egitto in poi, rimanendo in Alleanza con il Dio d’Israele. Un’Alleanza offerta da Dio che doveva far nascere anche un’alleanza con il prossimo, far sorgere, cioè, un popolo da coloro che avevano sperimentato la stessa liberazione a opera di Dio. Quale il “cuore” che ispirava tale cammino?

Il “cuore” dell’Alleanza. Al tempo di Gesù era accogliere Dio come il proprio Signore e ubbidire ai suoi comandamenti. A questa profonda convinzione Gesù ne lega un’altra: il rapporto con il «prossimo», come dovere di sostegno reciproco, di reciproca solidarietà. Una relazione che Gesù estenderà oltre i confini di Israele, e perfino verso i propri nemici.

Nella profondità dell’esperienza di Gesù. In queste due convinzioni, già presenti nella mentalità ebraica del tempo, ritroviamo due delle esperienze fondamentali della vita di Gesù: la relazione con Dio da figlio a padre e la relazione con gli altri ai quali lui stesso si fa vicino, “prossimo”, andando incontro a tutti, nemici compresi. Allora quei due “grandi comandamenti”, pienamente “compiuti” da Gesù, diventano innanzitutto riconoscere un amore ricevuto dal Padre, che genera in me la vita, da “restituire” (Mt 22,21) con gratitudine a lui con tutte le risorse di questa mia vita. Insieme, è riconoscere con altrettanta meraviglia come tutti siamo amati da Dio, “donati di vita” da lui, e diventare capaci di condividerla con tutte le energie, strategie, emozioni, inventive... con cui coltivo e custodisco la mia stessa vita a portar frutto.

La “preghiera dei due amori”, qui di seguito riprodotta, scritta da don Fernando almeno trent’anni fa, mantiene inalterata la freschezza e ci aiuta a dare concretezza di vita a tutto ciò.

PREGHIERA DEI DUE AMORI

“Io so, Signore, che non posso più amare te se non amo mio fratello. So che amando e aiutando mio fratello, amo te in lui e lui in te. So - e lo riconosco con vergogna - che troppe volte mi sono illuso di amarti, mentre poi tiravo dritto per le mie strade, con le mie urgenze e i miei progetti, mentre sulle stesse strade tu aspettavi che mi accorgessi che eri stato aggredito, spogliato, oppresso nei fratelli, e mi decidessi di buttare all’aria i miei programmi e i miei alibi come fece il Samaritano quel giorno.

Sto imparando anche le esigenze austere del vero amore del prossimo: l’impegno per la giustizia, la presenza e la partecipazione, attive e coraggiose, dove si decidono le sorti dei più deboli, lo sforzo per eliminare le radici che generano discriminazione e sofferenza e ritardano l’avvento del tuo Regno.

E so che nel giudizio definitivo tu mi giudicherai su quello che ho fatto o non ho fatto a difesa e aiuto dei miei fratelli.

Si, Signore, è tutto vero. E ormai riconosco che se tenterò ancora di dire che amo un Dio che non posso vedere, mentre di fatto non amo il fratello che mi è vicino, io sono un bugiardo e inganno inutilmente me stesso. Però so anche che l’amore e l’impegno per il mio prossimo non esauriscono il mio amore verso di te.

So e rivendico il diritto e il dovere di ricercarti e amarti per te stesso; come un figlio può amare il padre. Per questo sento il bisogno di riservarmi i momenti dell’incontro - magari dentro la vita e l’azione - per incontrare te, mio Dio. E poi trovare anche gli spazi per la preghiera solitaria e più lunga, come Gesù, il tuo Figlio, faceva a volte, per lunghe notti solitarie.

E vorrei tanto che quei miei amici, che con coraggio e dedizione spendono la vita per l’uomo che soffre, non smarrissero la coscienza e il bisogno di questo umanissimo diritto di amare e di sentirsi amati da Dio.

In attesa dell’incontro”.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio