giovedì, 17 settembre 2026
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L’Ia gioca davvero d’azzardo con la nostra vita?

Martedì 22, alla Procuratie Vecchie, pomeriggio di confronto, aperto a chiunque voglia capire come vivere il digitale con più consapevolezza

Ha suscitato allarme, nei giorni scorsi, la dichiarazione di un ex dipendente di Anthropic, azienda che si occupa di Intelligenza artificiale (Ia): prima di dimettersi, l’8 settembre, il ricercatore Jacob Coxon, 27 anni, che negli ultimi tre anni aveva lavorato all’addestramento di algoritmi, ha scritto che le aziende che sviluppano l’Ia «stanno giocando d’azzardo con le nostre vite» e che potrebbero, a suo dire, causare danni irreversibili entro la fine del decennio. Parole nette, riprese da mezza stampa internazionale. Resta da capire quanto siano fondate: gli esperti restano divisi, e anche dentro le stesse aziende convivono toni opposti, tra chi rassicura sul presente e chi, come Coxon, teme scenari fuori controllo nel giro di pochi anni. Al di là di chi abbia ragione, resta un fatto: la distanza tra chi progetta questi sistemi e chi li usa ogni giorno, senza capirne davvero il funzionamento, si sta allargando, ed è proprio su questo scarto che qualcuno, a Venezia, ha deciso di lavorare. Martedì 22 settembre, dalle 16 alle 18, alla Procuratie Vecchie di piazza San Marco, all’interno di The Hall di Generali, si terrà un pomeriggio di confronto pubblico, a ingresso libero previa iscrizione, aperto a giornalisti, insegnanti, genitori e a chiunque voglia capire come vivere il digitale con più consapevolezza. Ne parleranno la giornalista Barbara D’Amico, il direttore di Avvenire, Marco Girardo, e il cantautore Francesco Lorenzi, frontman dei The Sun, ciascuno da un’angolazione diversa: dall’algoritmo alla relazione, dall’informazione alla partecipazione, fino a cosa significhi restare umani nell’epoca dell’algoritmo. Tra gli interventi spicca anche la presentazione di un progetto nuovo, gli Ai Angels: un progetto nazionale di formazione di cui Isre è partner, pensato come figura di accompagnamento per chi, nel digitale, fa più fatica a orientarsi, un volontariato immaginato apposta per rendere l’intelligenza artificiale meno un salto nel vuoto e più un percorso condiviso.

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