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Dall’Europa una soluzione alla fame di case

La Commissione europea ha proposto un regolamento sugli alloggi a prezzi accessibili, per sostenere Stati ed Enti locali nelle criticità legate alla disponibilità e all’accessibilità economica degli alloggi

La carenza di alloggi a prezzi accessibili rappresenta, allo stato attuale, una delle sfide più urgenti per i cittadini italiani, ma anche europei.

Non è un caso infatti se la settimana scorsa, il 9 settembre, la Commissione europea è intervenuta con la proposta di un regolamento sugli alloggi a prezzi accessibili (Affordable Housing Act), attraverso il quale intende sostenere gli Stati membri e le Amministrazioni locali nell’affrontare le criticità legate alla disponibilità e all’accessibilità economica degli alloggi.

Le misure si concentrano, in particolare, sulle aree urbane e sulle destinazioni turistiche più sottoposte a pressione abitativa, dove l’uso crescente di immobili per finalità diverse dalla residenza principale (ad esempio, il proliferare di b&b e di affitti brevi destinati ai turisti) contribuisce ad aggravare le difficoltà del mercato locale.

La ratio della norma europea

L’atto legislativo europeo intende fornire una maggiore certezza giuridica nell’adozione di misure locali, nel pieno rispetto del quadro normativo europeo e delle specificità territoriali.

“L’alloggio non è solo una merce. È un diritto e un pilastro fondamentale della dignità umana. Gli europei dovrebbero avere la possibilità di vivere, lavorare e soggiornare nei luoghi che chiamano casa”. Dan Jørgensen, commissario europeo per l’edilizia abitativa, introduce così l’Affordable Housing Act, che dovrebbe fornire agli Stati membri e alle città “gli strumenti per rendere disponibili abitazioni a prezzi più abbordabili, in particolare nelle zone maggiormente colpite da crisi abitativa”.

E aggiunge: “Mentre la costruzione e la ristrutturazione di edifici rimangono essenziali, abbiamo urgente bisogno di un uso migliore delle case che già abbiamo”.

Alcuni Stati membri – spiega la Commissione – hanno già adottato misure per allentare tali pressioni, “ma hanno dovuto affrontare sfide giuridiche in merito alla compatibilità con il diritto comunitario”.

La legge sugli alloggi a prezzi accessibili “apporta chiarezza e prevedibilità e risponde alla richiesta degli Stati membri e dei Comuni di una maggiore certezza del diritto su come possono agire nel contesto del mercato unico europeo”.

Da parte sua, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha dichiarato: “La mancanza di alloggi a prezzi accessibili è motivo di preoccupazione per molti dei nostri cittadini europei. Spesso i lavoratori e gli studenti non possono permettersi di vivere dove operano e studiano. Ma, soprattutto, si tratta di equità”.

La legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili – proposta dalla Commissione e che ora passa per competenza, in procedura legislativa ordinaria, a Parlamento e Consiglio europeo – costituisce “il primo quadro comune europeo in assoluto per valutare le misure connesse all’edilizia abitativa che incidono sul mercato unico. La decisione sull’opportunità di agire e sulle misure da adottare, le scelte in materia di politica abitativa rimarranno, comunque, nazionali, regionali e locali”.

Teresa Ribera, vicepresidente dell’Esecutivo, ha puntualizzato: “Ci troviamo di fronte a una terribile crisi. Quando il mercato non riesce a fornire qualcosa di fondamentale come una casa a prezzi accessibili, le autorità pubbliche hanno la responsabilità di agire”.

La situazione casa in Italia particolarmente delicata

La questione casa è monitorata, fra gli altri, dal Censis, secondo cui, a oggi, ci sono in Italia 8,5 milioni di case inutilizzate, le cosiddette “case dormienti”.

- Queste abitazioni comprendono 5,8 milioni di case non primarie utilizzate per soggiorni brevi o non locate (l’82,9% degli italiani ha paura a locare i propri immobili, temendo di non rientrare in possesso della propria abitazione in caso di morosità dell’inquilino);

- le strutture ricettive registrate nella banca dati del Ministero del Turismo sono 691 mila, con una pressione elevata su alcune aree delle maggiori città turistiche, come Roma o Venezia;

- per il 94,1% di italiani senza supporto familiare, specie giovani, è molto difficile acquistare casa, secondo il 92% della popolazione occorrono misure per agevolare l’accesso alla proprietà della prima casa, poiché questo genera stabilità;

- sono in crescita gli sfratti;

- il costo elevato degli affitti e la carenza di edilizia sociale (ferma al 2,6%) costringono il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni a vivere ancora con i genitori;

- alcune problematiche importanti, in merito all’alloggio riguardano quella parte di popolazione che necessita di muoversi all’interno del territorio nazionale per ragioni di lavoro, studio o salute.

PRO E CONTRO: IL CENTRODESTRA ATTACCAL’EUROPA, MA LA PROPOSTA PIACE AL SINDACATO DEGLI INQUILINI

Se approvato, l’Affordable Housing Act di Bruxelles permetterà agli Enti locali di adottare restrizioni nelle aree “ad alto stress abitativo”. L’obiettivo dichiarato, è di abbassare i prezzi delle abitazioni, ora insostenibili per la maggior parte delle persone.

La proposta dell’Ue, ha ricevuto in egual misura sia critiche che apprezzamenti. In generale, non piace a tutto il centrodestra italiano. La Lega, in una nota molto netta, ha dichiarato: “Ennesimo attacco di Bruxelles alla casa, alla proprietà privata e ai risparmi degli italiani. Dopo la follia delle case green, l’Europa guidata da burocrati torna alla carica con vincoli, restrizioni e regole calate dall’alto sugli affitti brevi. La Lega dice no: la casa è il frutto dei sacrifici di una vita e la proprietà privata non si tocca. Giù le mani dalle case degli italiani”.

Si dichiarano contrari all’Affordable Housing Act anche gli altri partiti della maggioranza. Per Antonella Sberna, eurodeputata di Fratelli d’Italia “non spetta a Bruxelles decidere quante e quali locazioni brevi possono esserci in una città o in un territorio”, mentre Letizia Moratti di Forza Italia sostiene che il provvedimento sia “sbagliato nell’impostazione e pericoloso nelle conseguenze, rischiando di comprimere il diritto di proprietà”.

Uppi, unione piccoli proprietari immobiliari, con una sede di rappresentanza anche a Treviso, avverte Bruxelles: “In molte città italiane trovare una casa in affitto, è oggi un percorso a ostacoli (canoni in aumento, offerta ridotta, tempi di rilascio incerti, quartieri dove la domanda supera di gran lunga la disponibilità). Ma da qui a sostenere che la causa siano «troppi affitti brevi», il salto è lungo e rischioso. Prima dei divieti, servono i numeri e soprattutto capire perché migliaia di abitazioni restano vuote. Altrimenti, il conto finisce sempre ai proprietari”.

Di tutt’altro avviso è il Sunia, sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari di Treviso, di cui la segretaria provinciale è Deborah Marcon. “Consideriamo positiva la proposta di un regolamento europeo sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili. L’analisi di partenza è buona, poiché significa che si prende atto di una situazione molto grave, che persiste oramai da alcuni anni. Per dire, oggi a Treviso non trova casa in affitto neppure chi ha un reddito sicuro e potrebbe pagare senza problemi; questo significa che ci sono persone che devono rinunciare, magari, a un’occupazione o a un trasferimento, in quanto è praticamente impossibile trovare un alloggio. Con tutte le conseguenze negative che ciò può comportare a livello personale, sociale e di opportunità. Rispetto alla proposta avanzata dall’Europa, il lato positivo è che si tratta di una raccomandazione, non di una direttiva, per cui sostiene le autorità nei loro sforzi per aumentare l’offerta di alloggi nelle zone che ne hanno più bisogno, anche attraverso una pianificazione e un’autorizzazione più rapide della ristrutturazione di nuove costruzioni e del cambio di destinazione degli edifici, agevolando gli investimenti. Le autorità sono inoltre incoraggiate a concentrare tali sforzi per aumentare l’offerta di alloggi. Eventuali limitazioni o restrizioni agli affitti brevi, sarebbero comunque autorizzazioni temporali, rispetto alle quali ci saranno necessariamente dei monitoraggi. La delega dell’Ue rimanda ai governi locali. Si tratta di possibilità, non di obblighi, quindi saranno sempre le autorità locali a decidere se applicarli o meno”.

Di fatto, che il problema casa esista ampiamente anche in Veneto, è assodato.

Una dimostrazione è il piano strategico “Abitare Treviso”, che l’Amministrazione comunale cittadina ha presentato a febbraio 2026, spiegando che è stato pensato per rendere l’abitazione più accessibile e rilanciare le politiche urbane, puntando alla creazione di nuove case a prezzo calmierato, a incentivare la rigenerazione di immobili pubblici e dismessi e a supportare giovani coppie, famiglie, anziani e nuclei del ceto medio.

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