Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Il dramma della violenza di genere raccontato in un romanzo
A volte ci vuole un romanzo per trovare le parole giuste. Questo giallo edito da Sem, “L’ombra dentro”, ambisce ad arrivare dove spesso un saggio non riesce ad arrivare: al cuore delle persone, per indicare loro, con tutta la sua drammatica concretezza, il dramma della violenza di genere.
In qualche modo è un tema che tocca tutti i personaggi: chi la vive, chi l’ha vissuta, chi l’ha perpetrata, chi la vede perpetrare. E nel giallo, esattamente come nella realtà, di fronte a un presente o a un passato (o entrambi) così gravoso, si può reagire in modi diversi: si può continuare il circolo vizioso oppure si può spezzarlo.
Distinguere bene e male non è sempre possibile
Elena Buccoliero, a lungo giudice minorile onorario e direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, mette in scena vittime e carnefici togliendoci, come spesso dovrebbe succedere nella realtà, dalla posizione comoda di poter distinguere chiaramente il bene dal male.
C’è una vittima evidente, Antonello Pennoncioni, avvocato di grido trovato morto in casa sua in un contesto che ha tutta l’aria di essere il resto di un festino; c’è la moglie Annalena, che si scopre averlo denunciato proprio in quel periodo per violenza domestica, tanto che quando le comunicano la morte del marito, la donna sta portando via da casa i suoi oggetti personali e quelli del figlio della coppia, Alberto, per tornare nella casa rifugio. Seguendo le indagini di Sebastiano Bellabarba, poliziotto con una laurea in Psicologia ben stretta in tasca e un passato ancora vivido nella memoria, la lettura offre spazi di riflessione non solo sulla violenza domestica, che è trasversale a ogni livello sociale, e sulla trasmissione transgenerazionale della violenza (il pattern che si ripete di padre/madre in figlio/figlia), ma anche sulla vittimizzazione secondaria delle donne, troppo spesso screditate e messe sotto processo anche se vittime oggettive, sull’importanza dell’emancipazione delle donne e sulla necessità dei bambini di avere accanto modelli maschili empatici, accoglienti, capaci di mostrare modi diversi di stare al mondo; modelli che, laddove il padre non possa esserlo, possano assumere tale ruolo anche uno zio, l’allenatore sportivo, un vicino di casa.
L’accento sul ruolo di bambini e adolescenti
Il ruolo dei bambini e degli adolescenti nei casi di violenza domestica fatica a stare al centro del dibattito. Per questo Buccoliero non esita a porvi l’accento, anche perché in quanto sociologa e formatrice ha affrontato molte dinamiche legate a questa particolare età.
Alcune di queste fanno da sfondo all’altro probabile delitto del romanzo, Samuele Ricci, un giovane ragazzo trovato morto ai piedi di un grattacielo. L’intuito del detective Sebastiano vede un collegamento tra le due morti e lo spinge a gettare un po’ di luce
su questa nuova “ombra dentro”.
Andare oltre la superficie per riuscire a capirci
L’invito del libro è anche questo, di andare oltre la superficie, di riconoscere i propri spazi bui interiori (sia nel senso di individuarli che di capirli) perché, volenti o nolenti, ci costituiscono.
Si tratta di qualcosa che possiamo fare solo con l’appoggio di qualcuno, che siano professionisti e professioniste dell’aiuto oppure persone a noi vicine (soprattutto nella fase di passaggio dall’adolescenza all’età adulta), ma è un passaggio necessario che tutte e tutti dobbiamo fare, per evitare che quell’ombra, un giorno, divori noi e chi ci sta accanto.



