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Un percorso in carcere contro la violenza: il progetto dell’Ulss2 e Volontarinsieme

32 carcerati partecipanti nel 2025 e 2026 della casa circondariale di Santa Bona, grazie anche al sostegno della Fondazione Bcc Pordenonese
03/09/2026

“Coraggiosi, non violenti” è il progetto di prevenzione di comportamenti violenti e autolesionisti dedicato ai detenuti del Santa Bona, promosso da Ulss 2 Marca trevigiana e Volontarinsieme, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Bcc Pordenonese. Sono stati coinvolti su base volontaria 32 carcerati, in due cicli di incontri condotti nel 2025 e 2026 da un’équipe multidisciplinare di professionisti; a breve inizierà anche il terzo e ultimo ciclo del progetto, che le professioniste sanitarie stanno già valutando di portare altrove grazie al coordinamento di Volontarinsieme. Si tratta, infatti, di un progetto che può essere utile a moltissimi cittadini e cittadine, perché la prevenzione della violenza è fondamentale per una società più sana. “Credo fortemente in questo progetto”, ha spiegato, infatti, Maria Grazia Grassi, comandante della polizia penitenziaria a Santa Bona “proprio perché ricorda ai detenuti che sono prima di tutto delle persone”.

Il percorso

Il primo percorso è stato preceduto, nel luglio 2025, da una fase di colloqui e valutazioni preliminari, finalizzata a individuare i 19 partecipanti, coloro maggiormente adatti all’intervento. Sono stati, quindi, formati due gruppi, composti rispettivamente da 10 e 9 detenuti. Da settembre a dicembre 2025 ciascun gruppo ha partecipato a dieci incontri della durata di due ore, condotti da professioniste esperte nell’approccio del Neo-Funzionalismo: le psicoterapeute Valentina Cincotto, Veronica Zaninotto e Miriam Bordignon. Il lavoro ha affrontato alcuni dei principali fattori legati alla genesi e alla gestione dei comportamenti aggressivi, utilizzando attività esperienziali e laboratori funzionali finalizzati ad attivare e riequilibrare specifiche esperienze di base del sé, come tecniche di allentamento del controllo, anche attraverso il gioco, tecniche di respiro, e ascolto. Tra gennaio e luglio 2026 è stato, quindi, realizzato un secondo percorso, che ha coinvolto 13 nuovi detenuti, secondo modalità analoghe al precedente.

Commenti dei protagonisti

Il 27 agosto si è tenuta la consegna degli attestati di partecipazione. Nei volti di questi uomini, alcuni anche molto giovani, c’era un po’ di emozione, anche se a tratti mascherata da un po’ di spacconeria, che non ha, però, cancellato sorrisi, applausi festosi e pacche sulle spalle. Questi 32 uomini hanno fatto richiesta di partecipare al percorso, e hanno riportato tutti un cambiamento positivo. “In questi incontri ci siamo divertiti, sfogati, ascoltati. Ne uscivo sempre pieno di energia buona - raccontano -. Ho cercato a lungo un percorso di questo tipo e sono felice di averlo fatto, ma per me è solo l’inizio”, e poi “sento di aver finalmente imparato a gestire in positivo il fuoco che mi sento dentro”; e ancora “tutti qui dentro cercano di fare i duri, ma abbiamo scoperto che si può rispettarsi anche senza fare i duri”. Un’iniziativa che non può essere abbandonata a sé stessa e che, come auspicano le educatrici coinvolte, abbia attività di follow up e lavoro terapeutico per consolidare l’attività; anche perché nell’isolamento del carcere, purtroppo, è fin troppo facile cedere ai pensieri intrusivi.

Salute in carcere

Infatti, in carcere non si è affatto duri. Miriam Bordignon, educatrice dell’Ulss2 operante nel carcere di Santa Bona, restituisce un quadro drammatico che parla di un rischio suicidario settimanale tra i circa 220 detenuti del carcere di Santa Bona; e, giustamente, non può non manifestare un po’ di soddisfazione e sollievo nel rivelare che nell’ultimo anno si è passati da 10-15 rischi settimanali a 2 o 3, a volte persino zero. Numeri che forse, per noi che stiamo fuori, restano comunque drammatici. Sono, però, il segno che le attività messe in piedi nel corso del tempo stanno dando i loro frutti. In carcere, infatti, lavorano l’assistenza psicologica della struttura, l’unità interna del Serd dell’Ulss2 e criminologi, ma ci sono anche gruppi di parola, di cui uno coordinato dalla Caritas, e gli alcolisti anonimi. Inoltre si svolgono attività di formazione dei caregiver, ovvero detenuti che si vogliono mettere a disposizione di altri detenuti più fragili, e anche dei “peer supporter”, sempre detenuti che aiutano gli altri, soprattutto sul fronte dell’ansia, uno dei temi più emergenti , specie nel momento in cui si entra in carcere, luogo in cui oltretutto, racconta Bordignon, non è affatto raro che avvenga un palesamento dei disturbi psichici. In generale, l’Ulss2 eroga circa 15 prestazioni giornaliere in carcere, legate sia all’ambito fisico che psichico.

Un progetto per tutti

Volontarinsieme, attraverso il progetto “Sconfinamenti”, ha presentato con successo l’iniziativa al Comune di Casier che sarà portata all’interno delle scuole dell’infanzia. La richiesta è emersa proprio dal territorio, dove si è ritenuto importante fare un lavoro di prevenzione approfondendo il contatto con le proprie emozioni, fin da piccoli. “Ogni persona deve essere accolta e curata nella sua unicità, e il posto in cui nasci e il modo in cui cresci fanno la differenza - ha chiarito Anna Corò, presidente di Volontarinsieme -. Per creare una società diversa è necessario lavorare sulla prevenzione, attraverso una catena di persone e di enti con cui costruire qualcosa di diverso”. L’approvazione all’estensione dell’iniziativa è arrivata anche da Giancarlo Bizzarri, direttore generale dell’Ulss2, che ha ricordato come questi progetti, “mirati allo sviluppo di competenze individuali, siano importanti per ogni cittadino, perché tutti i tipi di violenza hanno un impatto sulla salute globale”.

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