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Vescovo Osorio, “Matita di Dio” contro l’odio: il 30 giugno la messa

Martedì 18 giugno la veglia di preghiera per Osorio Citora Afonso nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Vittorio Veneto. Martedì 30 giugno alle 20 l’appuntamento nella chiesa parrocchiale di Nervesa della Battaglia con il vescovo Michele
26/06/2026

Resta il disorientamento per una morte violenta e improvvisa, ma resta soprattutto la forza di un amore che vince il male. La sera di martedì 18 giugno, la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Vittorio Veneto ha ospitato una intensa veglia di preghiera in memoria di mons. Osorio Citora Afonso, il missionario della Consolata e vescovo ucciso il 6 giugno scorso nella sua residenza episcopale in Mozambico, nella diocesi di Quelimane. La veglia è stata organizzata congiuntamente dalle diocesi di Vittorio Veneto e di Treviso, insieme ai Missionari della Consolata. Ad accompagnare la preghiera, il Coro Tatanzambe. La settimana prossima, martedì 30 giugno, la preghiera per mons. Osorio si terrà nella nostra diocesi, nella chiesa di Nervesa della Battaglia, alle ore 20, presieduta dal vescovo Tomasi.

Mons. Osorio, che ha ricevuto l’ultimo saluto in Mozambico il 12 e 13 giugno, ha lasciato un segno indelebile nel Trevigiano. Tra il 2013 e il 2014 aveva vissuto proprio a Vittorio Veneto, per poi spostarsi dal 2015 al 2017 a Casa Milaico dei missionari della Consolata sul Montello, a Nervesa della Battaglia.

La testimonianza di Chiara Viganò, che ha vissuto nella comunità di Nervesa, ha ripercorso gli anni di vita comunitaria condivisa tra alcune famiglie e i missionari della Consolata (e tra questi anche p. Osorio). Chiara ha restituito il ritratto di un uomo “disarmante”: colto e studioso, ma prima di tutto gioioso: “Con lui si viveva una vera vita di famiglia”. Anche da lontano, da Roma o dall’Africa, padre Osorio non faceva mancare messaggi e vicinanza, sostenendo progetti importanti come l’accoglienza dei migranti.

Il suo sangue si unisce ora a quello delle oltre 6.000 vittime che dal 2017 a oggi si registrano in Mozambico a causa del terrorismo, una crisi umanitaria che conta quasi un milione e mezzo di profughi. Tra questi martiri, anche suor Maria De Coppi, la religiosa originaria di Ramera uccisa a Chipene nel 2022.

La veglia è stata presieduta dal vescovo di Vittorio Veneto, mons. Riccardo Battocchio. Nella sua riflessione, ha offerto elementi profondi per comprendere il contesto del martirio, anticipando alcuni passaggi di un’intervista rilasciata dal sindaco di Quelimane (pubblicata online nel nostro sito, ndr), secondo il quale la piaga principale del Mozambico è una visione del mondo fondata sulla negazione dell’altro. In questo contesto, mons. Osorio è stato visto come “un gigante da abbattere, un profeta della verità”. Era un uomo straordinariamente inclusivo, capace di superare ogni barriera religiosa per dialogare non solo con i cristiani, ma anche con indù e musulmani, forte della convinzione che siamo tutti figli dello stesso Dio.

Mons. Battocchio si è chiesto da dove nascesse questa straordinaria capacità di andare oltre la contrapposizione tra “noi e loro”. La risposta, ha spiegato il Vescovo, si trova nel Vangelo della casa costruita sulla roccia: “Non è solo questione di buoni sentimenti o di buon carattere. C’è qualcosa di più radicale. Una casa costruita su solide fondamenta non ha paura di aprire le sue porte per accogliere l’altro. Chi è davvero credente non vede l’altro come un nemico o un avversario”.

Riprendendo il motto episcopale di mons. Osorio tratto dal Salmo 119 (“Lampada per i miei passi è la tua parola”), la veglia si è conclusa con l’impegno a raccogliere i frutti del suo operato. Come ricordava lo stesso padre Osorio citando santa Teresa di Calcutta, il cristiano è chiamato a essere “una matita nelle mani di Dio per scrivere una lettera d’amore e di pace alla società”.

Nessuna violenza potrà fermare i semi di speranza che mons. Osorio ha seminato nel Veneto, in Italia e nel mondo.

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